COMUNICATO STAMPA: “Doddore Meloni. Credo ciò che dico, faccio ciò che credo”.

Cagliari 5 luglio 2017. “Credo ciò che dico, faccio ciò che credo. Penso che questa citazione di Victor Hugo sintetizzi bene la vita di Doddore Meloni” così Piergiorgio Massidda ricorda l’indipendentista sardo appena scomparso. “Ricordo Doddore come un uomo appassionato e sincero. Da lui mi separavano un’idea diversa di Sardegna, non condividevo né il suo modo di far politica, né l’impostazione ideologica, ma gli riconoscevo una passione coinvolgente che trascinava chiunque lo incontrasse. Il carcere, lo sciopero della fame, il gravissimo silenzio delle Politica sulla sua vicenda pubblica sono una ferita per chiunque creda nella democrazia. Oggi mi vergogno di far parte delle Istituzioni che non sono riuscite a intervenire per salvargli la vita. A prescindere dalla sua vicenda giudiziaria che non conosco e non posso valutare Doddore era un uomo che ha amato la Sardegna ed è vissuto per il suo ideale. Il mio pensiero va in questo momento alla sua famiglia e alla comunità politica che ha saputo creare, che non dimenticherà certo la sua testimonianza. Oggi” conclude Massidda “senza di lui, siamo tutti più poveri”.

Buona fortuna a Cagliari

Auguri a Massimo Zedda riconfermato sindaco di Cagliari: la maggior parte degli elettori ha scelto di rinnovargli la fiducia. Buon lavoro al vincitore, con la speranza che possa realmente garantire ai nostri concittadini un futuro migliore.

Per quanto mi riguarda più direttamente, avverto invece il bisogno di dire grazie ai tanti che mi hanno concesso il loro voto. Un terzo delle Cagliaritane e dei Cagliaritani che si sono recati alle urne ha infatti creduto nel progetto civico di cui mi sono fatto garante. Un grazie ai candidati che si sono impegnati in una campagna elettorale bella quanto difficilissima. State certi che quello che abbiamo seminato non terminerà col voto di ieri.
Il mio ringraziamento si estende, ovviamente, a tutti coloro che in questi mesi ci hanno appoggiati e sostenuti, e che con il loro entusiasmo e il loro lavoro ci hanno regalato un’esperienza meravigliosa.

Grazie ancora, davvero.
Infine, buona fortuna a Cagliari, di cuore, perché altro non posso augurare alla città che amo.

Appalti pubblici, troppi senza gara: «Così si aggirano le leggi e i codici»

LA CLASSIFICA NAZIONALE. Il capoluogo della Sardegna è dodicesimo col 78% di procedure negoziate

Scorciatoia autorizzata. Appalti pubblici assegnati senza gara: la percentuale di Cagliari supera la media nazionale che si attesta al 60%. Nel capoluogo sardo si ricorre alle cosiddette procedure negoziate nel 78,63% dei casi. «Attenzione alla trasparenza», avverte l’Ordine degli ingegneri. L’Autorità nazionale Anticorruzione ha pubblicato il rapporto che mette a confronto i vari capoluoghi di Regione. Il record si tocca ad Aosta con l’89,99%, nella classifica nazionale Cagliari si piazza al dodicesimo posto, dopo Roma, Bologna e Milano. Un “vizio”, ha titolato il Corriere della Sera: Gian Antonio Stella ha bacchettato soprattutto Catanzaro, caso nazionale con un’impennata sensibile dell’affidamento veloce. Un modo per aggirare «leggi e codicilli».
I RISCHI Il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Cagliari Gaetano Nastasi lancia un Sos trasparenza sull’abuso della rinuncia alla gara: «Su questi temi abbiamo riflettuto tanto. Da un lato stiamo parlando di uno strumento che consente ai funzionari della pubblica amministrazione di affidare i lavori in maniera più elastica rispetto a una procedura d’appalto impegnativa». Dall’altro lato c’è un rischio: «La mancanza assoluta di trasparenza».
È la stessa Authority Anticorruzione a sollevare alcune questioni, tra queste i criteri di selezione delle imprese. Entra nel dettaglio Nastasi, che parla anche come consigliere della Rete delle professioni che unisce architetti, periti, dottori agronomi, chimici: tutte le professioni tecniche, in sostanza. «Non si dà pubblicità, l’affidamento avviene per invito e per una scelta fiduciaria. C’è un elenco di fornitori e da lì si attinge. Tutte le volte che accade, però, la notizia resta sottotraccia».
Il sindaco Massimo Zedda e l’assessore ai lavori pubblici Luisa Anna Marras non entrano nel merito della questione, nemmeno una parola. Un modo indiretto per dire: la nostra politica resta fuori da questi meccanismi, che vengono gestiti dai funzionari.
LA NORMATIVA Funziona così. La procedura negoziata, regolata dal Codice per gli appalti pubblici del 2006, è consentita per le gare fino a 500 mila euro, per i lavori pubblici. La legge del 22 dicembre del 2008 ha innalzato la soglia dei 100 mila euro, vecchio tetto massimo. Gli enti possono invitare un minimo di 5 imprese e si procede al massimo ribasso. Strumento differente rispetto all’affidamento diretto: in questo caso i Comuni sono liberi di non “bandire” sotto i 40 mila euro e in casi di emergenza. Alla procedura negoziata si ricorre per aggirare spesso una normativa complicata, quando c’è l’urgenza di spendere determinati fondi. A quel punto si fa ricorso a tutte le alternative possibili. «In tanti casi c’è la buona fede».
LE FORZATURE Ancora l’Ordine degli ingegneri mette in rilievo i nervi scoperti del sistema: «Chi fa parte di un elenco viene stimolato a prestarsi a certi giochi, c’è una forte discrezionalità e per i professionisti, talvolta, scatta il ricatto». Ecco un esempio: «Quando c’è da ottenere un finanziamento si chiede un supporto ai professionisti per la presentazione di un progetto esecutivo, che viene acquisito dall’amministrazione magari in cambio di un futuro incarico. Questo accade quando si devono spendere i fondi in poco tempo. Il sistema non è virtuoso, si tratta di strumenti per la flessibilità usati per tappare le carenze organizzative delle amministrazioni».
LE IMPRESE Per Francesco Porcu, segretario regionale della Cna, la questione dell’aggiudicazione degli appalti «è estremamente complessa, il legislatore è intervenuto più volte. La verità è che non esiste una norma che offre in sé una garanzia piena. Questo meccanismo ha la sua ragione d’esistere ma l’applicazione deve avvenire in maniera etica». Semplificazione e velocizzazione vanno sempre bene, se si rispettano le regole: «Quando la gente viene “pizzicata” dovrebbe essere estromessa dal mercato e spesso questo non accade».
LA PROPOSTA Ecco perché i professionisti chiedono che vengano considerati i cosiddetti “criteri reputazionali”. Gianni Massa, vicepresidente del consiglio nazionale degli ingegneri, spiega: «La soluzione è che il curriculum di un’azienda venga certificato da una serie di algoritmi delle figure che hanno interagito con la tua professione. Percorso ideale per l’affidamento senza gara: non è importante che tu dica chi sei ma a “parlare” è la tua storia di professionista raccontata da committenti, imprese, cittadini, utenti finali». I fattori di merito dovrebbero essere questi: «Rispetto dei tempi, dei costi, risultati sul lavoro eseguito e multidisciplinarietà con il lavoro svolto in team».

dall’Unione Sarda del 21 luglio 2015

Zeddometro – Rilevatore di balle e promesse non mantenute

SCARICA DOCUMENTO: Delibera 37-2011 – Linee Programmatiche Sindaco Zedda

Bisogna riconoscerlo: ci vuole un certo impegno per riuscire a disattendere il novanta per cento delle promesse fatte pur avendo avuto a disposizione ben cinque anni. Eppure Massimo Zedda ci è riuscito.

Vabbé, si dirà, tutti i politici in campagna elettorale fanno promesse che poi non mantengono. Il problema è che Zedda quegli impegni li aveva presi (e scritti) nelle dichiarazioni programmatiche del 2011. Un documento ufficiale che è stato presentato e votato in Consiglio comunale. E lo immaginiamo, l’allora neosindaco, andare in aula con la sua aria di eterno spaesamento mentre pensa: tanto, tra cinque anni, chi se lo ricorda quello che racconto oggi?

Bé, noi ce lo siamo ricordato. Anzi, abbiamo fatto di meglio. Abbiamo creato lo “Zeddometro”, uno strumento che evidenzia in rosso gli impegni disattesi e in giallo quelli rispettati a metà: le dichiarazioni programmatiche del 2011 sono subito diventate, letteralmente, un bagno di sangue scarlatto intervallato da schizzi di giallo.

Occorre aggiungere che il resto di quanto è contenuto nel memorabile documento sembra spesso scritto dal conte Lello Mascetti (quello di “Amici miei”), vista l’abbondanza di frasi arzigogolate ed espressioni oscure. In alcuni casi ci siamo divertiti a evidenziarle in verde. Quasi tutto quello che non è in rosso o in giallo in realtà avrebbe dovuto essere trasformato in un prato. E proprio come i fiori in un prato primaverile, le false promesse inserite cinque anni fa nelle dichiarazioni programmatiche di Zedda sono talmente numerose che c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Abbiamo tralasciato solo la parte introduttiva del documento, fatta di dichiarazioni di principio che sembrano l’olimpiade della banalità, e ci siamo concentrati sui contenuti. O meglio, le promesse. Ecco qualche esempio di quello che ne è venuto fuori.

Partiva Zedda con l’analisi delle risorse, e subito assicurava che era “intendimento” della sua Amministrazione procedere “senza indugio” a una verifica della spesa corrente, avviando “con immediatezza una azione volta all’eliminazione delle molteplici spese superflue”; di più: sulle società partecipate, si sarebbe dovuta valutare “conti alla mano” la “sussistenza della loro ragion d’essere”. Della verifica senza indugio e della valutazione conti alla mano si sono quasi subito perse le tracce. Un buon inizio. Infatti, subito dopo Zedda rassicura tutti: “questa amministrazione intende adottare in tempi ragionevolmente brevi strumenti regolamentari e accorgimenti organizzativi tali da rendere più efficace la lotta all’evasione alla tasse comunali”. Non si sa quanto brevi dovessero essere i tempi per risultare ragionevoli. Fatto sta che a cinque anni di distanza il Comune non dispone ancora di banche dati verificate, né sa quanti crediti possa/debba ancora da riscuotere. Nel dubbio, si è però continuato a far crescere il fondo per i crediti inesigibili.

Tranquilli però: sarebbero state attivate forme di partenariato pubblico-privato per acquisire risorse finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche (project financing, fund raising, Jessica, etc). Peccato che di fatto non sia stato stato avviato o programmato nessun significativo progetto in partenariato e che, dopo una serie di “tavoli tecnici”, sia stata bandita solamente una manifestazione di interesse per la gestione dei servizi della Cittadella dei Musei (di cui, dopo quattro anni, non si ha più notizia); il fondo Jessica non è stato utilizzato, né risulta essere stata effettuata alcuna promozione di fund-raising. Quanto alla stagione dei project financing di significativo valore, a Cagliari questa si è conclusa ai tempi dell’amministrazione Floris.

L’ineffabile neosindaco annunciava poi una Cagliari “efficiente e trasparente”. Per averla, si sarebbe promossa una “relazione di ascolto” tra amministratori e dipendenti, con la quale riconoscere il “valore del personale” e “rafforzare il senso di appartenenza all’amministrazione”. Seguiva un elenco di nobili intenti. Tutto ciò, per pervenire a “livelli ottimali di integrazione organizzativa”. Il fatto che attualmente il personale del Comune sia sul piede di guerra lascia intuire che qualcosa è andato storto. Colpa forse del fatto che i (pochi) risparmi siano stati fatti sulle spalle dei dipendenti e che non sia stata messa in atto alcuna politica di equità né di efficienza.

Meglio sorvolare anche sulla “corretta, costante, semplice e tempestiva comunicazione delle attività che impattano sulla vita quotidiana (cantieri, lavori in corso, traffico)” dei cittadini: sarebbe crudele e farebbe innervosire i tanti Cagliaritani che dall’oggi al domani si sono ritrovati imbottigliati nel traffico di una rotonda in costruzione o col cantiere sotto casa.

Parliamo di cose più importanti, la Cagliari da abitare e da vivere. E qui la priorità di Zedda era “procedere con la massima tempestività ad adeguare il PUC agli altri strumenti di pianificazione (PPR, Piano del Porto)”, “completare l’iter relativo al Piano Particolareggiato del Centro storico”, “contribuire alla definizione del piano per il Parco del Molentargius”, “definire ed approvare il Piano di utilizzo dei litorali” ed”elaborare il Piano del colore”. Il Piano di utilizzo dei litorali, in effetti, è stato fatto – anche se secondo molti, per come è stato concepito, forse sarebbe stato meglio farne a meno. Tanto più che è un piano di settore o di dettaglio che andrebbe inserito in una pianificazione comunale generale e quindi all’interno del Piano Urbanistico Comunale.

Quanto alle cose importanti, il Piano Urbanistico Comunale non è stato adeguato; il Piano Particolareggiato del Centro Storico è ancora in corso di approvazione (e resta vago riguardo le linee direttrici dello sviluppo e del recupero dei grandi fabbricati monumentali pubblici, dismessi o in dismissione); il Piano del Molentargius è sostanzialmente a zero (dato il passare del tempo si può affermare che siamo ad uno stadio più arretrato rispetto a cinque anni fa perché nel frattempo si sono anche perse delle occasioni di partenariato o di concessione delle saline ai privati); e non è stato elaborato alcun Piano del Colore (che, peraltro, risulta secondario rispetto ai piani di cui a tutt’oggi è necessaria l’elaborazione).

Ribadiamo: in cinque anni la Giunta Zedda non è riuscita a portare a compimento l’iter del PUC, il più importante atto di pianificazione del territorio, atto fondamentale per l’indicazione delle linee di sviluppo della città, né gli altri piani. Alla faccia della “tempestività”.

E sugli impegni relativi al “nuovo destino urbanistico per la linea di Sant’Avendrace, per l’inserimento del Campus e la realizzazione di interventi di Housing sociale”, il “riposizionamento del Parco ferroviario” e le “trasformazioni aree industriali e commerciali dismesse”? Come sopra: la linea viaria di Sant’Avendrace non ha visto l’avvio di alcun intervento di riqualificazione urbana, così come non vi è stato nessun intervento di housing sociale e nessun “riposizionamento” del Parco ferroviario. Quanto al cantiere per la costruzione del Campus in viale La Playa, è al palo, con il rischio di definanziamento incombente, e non è stata trasformata alcuna area industriale e commerciale dismessa.

Glissiamo sulla “Commissione per la qualità architettonica e per il paesaggio” (mai istituita) e sul fantomatico “Piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche” (attualmente, per un disabile è difficile persino entrare dentro il Consiglio comunale di Cagliari!) e arriviamo agli straordinari interventi per contrastare lo spopolamento della Città e l’edilizia residenziale. Tranquilli, anche qui la musica è la stessa: promesse non mantenute e impegni disattesi. La migrazione dal capoluogo non è stata arrestata e non è avviato alcun serio intervento di riqualificazione che possa significativamente invertire il trend; non è stata reperita alcuna area per interventi di edilizia residenziale pubblica, e non si è neanche consentita la realizzazione del quartiere di Su Stangioni (su cui hanno interessi tante cooperative edilizie). Infine, non risulta avviato alcun lavoro di miglioramento o adeguamento allo standard abitativo popolare attuali ed europei, nonostante vi siano state diverse proteste dei cittadini inquilini.

Qualche problemino anche con i progetti di recupero degli immobili, dei quali è in corso il restauro del solo “Castello Sorcesco”.

Circa il piano generale pluriennale di riqualificazione delle periferie promesso da Zedda, dopo cinque anni di attesa l’unica cosa vera si è dimostrata essere l’aggettivo “pluriennale”. A meno che la paventata realizzazione di un paio di murales – che nessuno vuole perché fanno tanto Bronx – non sia da considerarsi “riqualificazione”. In verità, i professionisti tecnici avevano offerto la loro collaborazione per la predisposizione dei progetti del bando di riqualificazione delle Periferie degradate promosso dal Governo Renzi, ma non è seguita alcuna risposta in merito alla possibile collaborazione. Inoltre, dei quaranta milioni disponibili nei bilanci di Area per la riqualificazione degli stabili di Sant’Elia di recente è stata dichiarata la disponibilità di soli cinque. I cantieri non risultano essere stati avviati.

C’erano poi i temi della “Città sostenibile”. Con grande coerenza intellettuale, anche qui Zedda si dimostrava prodigo di impegni poi mai mantenuti. Diceva infatti che era in corso di avviamento la procedura per la trasformazione del servizio di raccolta rifiuti nel sistema “porta a porta”. Come noto, il servizio porta a porta non è stato avviato. Peggio: la gara è contestata ed è in corso un’indagine della Procura. Ciò ha comportato un danno enorme per la città in quanto sono aumentate le sanzioni previste per il non raggiungimento degli obiettivi imposti dalle norme nazionali e regionali. E alla fine il servizio appare più scadente perfino rispetto a quello fornito in precedenza. Un successone.

Del Piano della luce di cui Zedda parlava nel 2011 ad oggi, 2016 non si ha notizia (verrebbe da dire: non ha visto la luce), così come non se ne ha del telecontrollo o sulla “conferenza cittadina del verde pubblico” (nella quale si sarebbe portata “la cittadinanza a conoscenza di tutta una serie di problemi legati allo stato di salute o alle specifiche caratteristiche delle specie arboree presenti in città”. Imperdibile).

Ugualmente, la rete di rilevamento della qualità dell’aria non ha visto alcuno spostamento delle centraline.

Ma queste sono minuzie rispetto alla Cagliari che, assicurava Zedda, avrebbe “cambiato marcia”. E qui il neosindaco rifulgeva di promesse: “Farà parte del progetto la riqualificazione dei luoghi attraversati e la realizzazione del Centro Intermodale Naturale di piazza Matteotti”. Non si sa se parlando di “centro intermodale naturale” pensasse all’attuale dormitorio en plein air per immigrati. Comunque sia, è quella l’unica cosa che si possa vedere oggi in piazza Matteotti. Non si è vista in compenso l’“integrazione tariffaria” (di cosa poi? Boh); il car-sharing è stato fatto sì, ma dai privati; e i quattro nuovi mirabilanti percorsi pedonali verso i parchi, i colli, le zone umide e il lungomare non si sa bene dove siano. Sono invece cresciuti i percorsi ciclo-pedonali, quelli dove i ciclisti rischiano di prendersi le sportellate dalle auto in sosta o di investire i pedoni.

I parcheggi in struttura garantiti da Zedda in via San Paolo e al Molo Ichnusa ancora attendono nel mondo dei sogni, al pari dell’Istituzione di un Centro di Controllo Integrato di Mobilità dell’Area Vasta. Il bike sharing è stato incrementato, ma a causa dello stato in cui versano cicli e postazioni non appare un grande trionfo.

Arriviamo alle cose che toccano la sensibilità dei cittadini, la Cagliari sociale e solidale. E qui il nostro Massimo partiva con il processo di stesura del PLUS di Area Vasta (mai avviato), proseguiva con gli anziani che sarebbero tornati “a sentirsi una risorsa”, e finiva con il potenziamento dell’assistenza domiciliare e il rafforzamento dei centri di ascolto familiari. Cose su cui, ovviamente, non si ha notizia di particolari implementazioni nel quinquennio di giunta Zedda. Ma forse la chiave di tutto era nella soluzione che prospettava per le famiglie in condizione di disagio particolare: “forme di auto-aiuto”. Praticamente, arrangiatevi.

Un po’ come si sono dovute arrangiare le famiglie alle quali Zedda prometteva asili nido di quartiere e presidi sociali polifunzionali: su questo tema non è stato fatto proprio moltissimo. Anzi, le polemiche e le richieste portate avanti dai comitati di quartiere, le occupazioni e le recenti conferenze stampa dimostrano l’esatto contrario.

Desaparecidas pure la consulta delle associazioni e delle imprese sociali e quella degli immigrati (che si è riunita forse un paio di volte dal 2011).

E il programma “Zero Spreco” contro lo spreco alimentare? Ma davvero dobbiamo dirvelo?

Però Zedda pensava a tutti, e proclamava di voler attivare “progetti di inclusione per immigrati, con la comunità musulmana e le altre confessioni”, anche per la concessione di aree di culto. Per vedere come sia stata effettivamente gestita l’immigrazione, è sufficiente fare un giro nella già citata piazza Matteotti. Un Comune in più occasioni che si è dimostrato “distratto” anche nei rapporti con la della comunità Rom, la cui integrazione è a dir poco ancora problematica.

Non di solo pane vive l’uomo. Zedda lo sa, e per questo nella sua dichiarazione programmatica snocciolava i suoi impegni per la scuola, la cultura e l’arte: la creazione di un sistema Museale Archeologico e integrazione dei percorsi narrativi, che infatti non esistono; il recupero dell’Anfiteatro Romano (occorre spiegare come è andata? Diciamo solo che non esiste ancora nemmeno un progetto che faccia sperare nel ritorno di importanti manifestazioni culturali); l’apertura del Parco di Tuvixeddu. Di quest’ultimo, su 23 ettari è aperta solo una parte della necropoli residua vera e propria (circa due ettari), mentre è ancora in essere il contenzioso con un privato e non risulta avviato alcun tavolo di mediazione. Non si sa come andrà a finire, salvo che il privato ha ottenuto un indennizzo pari a circa 80 milioni di euro e sembra che intenda chiedere danni per ogni anno di chiusura del cantiere e di inadempienza contrattuale. Strepitoso.

Mancano i fondi? Zedda è uno che non si preoccupa: ad esempio, prospetta l’utilizzo di “strumenti di finanza innovativa”, con l’attrazione di capitali esterni per promuovere le iniziative culturali? Tant’è che, coerentemente, nessun strumento di finanza innovativa è stato attivato né si conoscono interventi significativi da parte di capitali privati.

Tra gli obiettivi c’era la “costituzione di un sistema bibliotecario integrato della città di Cagliari nel quale sarebbero rientrate anche la Mediateca del Mediterraneo, le biblioteche di quartiere, la Biblioteca Regionale, la Biblioteca Provinciale e il Centro Servizi Bibliotecari della Provincia”. Nessun problema: dopo cinque anni non esiste un sistema bibliotecario integrato della Città di Cagliari. Un po’ come il promesso ampliamento della Galleria Comunale d’Arte: nonostante fosse stato bandito un concorso di idee, se ne sono perse le tracce.

Nella vita bisogna essere ad ogni modo sportivi. Magari promettendo la valorizzazione degli spazi intorno allo stadio di Sant’Elia e progettando il futuro di questa struttura. Un futuro che evidentemente presupponeva di farla andare prima in rovina per meglio garantirne la “massima fruibilità per la cittadinanza anche come sede per ospitare grandi eventi di spettacolo”. Se ne sarebbe potuto parlare in particolare agli Stati Generali dello Sport, se solo fossero mai stati convocati.

L’antologia delle promesse fallite e degli impegni sparati a caso si concludeva infierendo sulla “Cagliari produttiva”, dove il buon Zedda tranquillizzava: “Non siamo per un’amministrazione punitiva, ma per un’amministrazione che consenta a tutti di operare nel rispetto delle normative e delle regole”. Buono a sapersi, perché poi non è successo granché sul piano del contrasto dell’abusivismo. Un esempio per tutti, la “disattenzione” con cui sono state trattate le bancarelle taroccate del Largo Carlo Felice, e altre situazioni in cui sostanzialmente si chiude un occhio, se non due.

Comparivano, nelle variegate promesse zeddiane, entità misteriose come la “film commission” che avrebbe dovuto contribuire alla realizzazione a Cagliari del “più importante cineporto”. Cosa fosse un “cineporto”, alcuni se lo chiedono ancora oggi. Fortunatamente non se ne è fatto nulla, come al solito.

Su cose un po’ più concrete, Zedda rassicurava circa la “volontà di predisporre degli Sportelli Unici Moderni”, con la massima priorità “all’informatizzazione di tutte le pratiche, ora cartacee, delle concessioni: una mappatura unica, aggiornata e storicizzata dell’uso del patrimonio disponibile, per una gestione trasparente, flessibile e accessibile dell’informazione”. A parte il SUAP, introdotto in precedenza, che lavora analogamente ad altri comuni della Sardegna, non risultano essere state introdotte innovazioni. Quanto allo Sportello Unico del Suolo Pubblico e alla redazione di un Testo Unico dell’occupazione del suolo pubblico di cui si declamava l’urgenza, allo stato esiste un Regolamento dell’occupazione del suolo pubblico ma non esiste una mappatura con criteri GIS, e tantomeno uno sportello specifico così come annunciato.

Così come non è stato predisposto (salvo che per il Mercato di via San Benedetto) alcun Piano di comunicazione dei mercati civici che sia “veicolo di promozione”. A meno che la recente distribuzione di gadget elettorali non ne sia una tardiva e discutibile espressione.

Come in tutti gli spettacoli degni di questo nome, anche le dichiarazioni programmatiche del 2011 hanno il loro gran finale. Ed è quello che si materializza quando Zedda parla di turismo. Tralasciamo cosette come la creazione del “brand” Destinazione Cagliari e la Cagliari Tourist Card (mai introdotta). L’apoteosi zeddiana arriva sul tema dei trasporti: “Le politiche di sviluppo non possono prescindere dalle attività dell’aeroporto. L’aeroporto di Cagliari-Elmas, secondo questa amministrazione, è nelle condizioni infrastrutturali e finanziarie per migliorare in modo significativo il trend di crescita”. Sì: a patto che ci sia un sindaco capace di farsi sentire quando scelte scellerate fanno fuggire dalla Sardegna i vettori low-cost che potrebbero portare migliaia di turisti.

Ci sarebbe ancora molto da raccontare su queste dichiarazioni programmatiche di Zedda versione 2011 e sulle promesse tradite. Ma il concetto dovrebbe essere ormai chiaro.

Gli americani, per definire l’affidabilità di qualcuno, chiedono: tu la compreresti una macchina usata da lui? Perché, si sa, quando qualcuno vuole vendervi un’auto vecchia dovete per forza fidarvi di quello che vi dice.

Ecco: a questo punto, voi la comprereste una macchina usata da Massimo Zedda?

No agli ecocentri a Sant’Elia e Santa Gilla

No alla creazione degli ecocentri a Sant’Elia e a Santa Gilla, no alle discariche in città!

Noi non permetteremo alla giunta Zedda di trasformare il quartiere di Sant’Elia e lo stagno di Santa Gilla in vere e proprie discariche.
Noi vogliamo amministrare la città attraverso scelte diverse e soprattutto coinvolgendo i cittadini.

Zedda sceglie di compromettere due aree di pregio mettendo a rischio la salute di chi ci abita.
Secondo il loro progetto a Sant’Elia verranno smaltiti pesticidi, oli e rifiuti pericolosi, a due passi dal lungomare e dai parchi! Stessa cosa vogliono fare sulle rive dello stagno di Santa Gilla, nella zona di via San Paolo, l’unica grande area libera che potrebbe invece essere destinata alla realizzazione di grandi strutture per gli spettacoli, per il tempo libero e per nuovi progetti di sviluppo e rilancio economico della città.

Questa giunta ha rifatto qualche marciapiede al centro dimenticando le zone dove è più forte il disagio e adesso decide, senza il coinvolgimento dei cittadini, di farle diventare delle discariche.
La tari più alta d’Italia è il prezzo che pagano i cagliaritani per il disastroso piano dei rifiuti dell’amministrazione Zedda.

2: (Perfino) l’Europa può essere amica

Le 7 Rivoluzioni: istruzioni per l’uso

Può l’Europa essere qualcosa di diverso e di meglio delle normative sulla curvatura delle banane e l’imposizione di pesanti sacrifici? Sì, a patto di saper cogliere le opportunità che l’Europa stessa ci offre. Occorre però affrontare le sfide e (ri)pensare seriamente il nostro futuro. In palio ci sono sei miliardi di euro di fondi europei stanziati per finanziare grandi progetti di sviluppo. Tra questi, anche quelli che disegneranno il volto della Cagliari futura e che ci impegniamo a far partire nei primi sei mesi di governo.

L’Europa infatti incentiva le smart city, ossia le “città intelligenti”, capaci di coniugare sostenibilità e competitività.Non si tratta di realizzare qualche giardinetto o qualche rotonda in più: occorrono iniziative serie e una visione a lungo termine. Parliamo di una rinnovata stagione di programmazione strategica.

Sembra troppo complicato o ambizioso? Solo per chi in questi anni alla guida della città ha dimostrato di non avere competenze né capacità. Perché, e qui sta il bello, grazie alle sue caratteristiche ambientali e fisiche Cagliari possiede alcune delle caratteristiche che l’Unione Europea chiede alle smart city per finanziare progetti innovativi e di grande crescita. I sei parametri “intelligenti” sono infatti: l’economia, la mobilità, l’ambiente, la società, la qualità della vita e un modello di governance.

Il nuovo Piano Strategico sarà lo strumento di sviluppo economico di Cagliari e dell’Area Metropolitana. Noi lo abbiamo voluto chiamare il “Piano per lo sviluppo Smart della Città Metropolitana di Cagliari”, e ha come orizzonte temporale il 2050. È il punto di partenza di una nuova stagione di pianificazione attraverso la quale la città potrà diventare luogo di progresso sociale e polo di attrazione per risorse umane, culturali ed economiche. Lo abbiamo sviluppato partendo da un articolato processo di ascolto che ha coinvolto centinaia di cittadini comuni, professionisti, imprese, commercianti per definire non solo il quadro delle necessità contingenti, ma per costruire assieme un’immagine condivisa di futuro. Un futuro che dia risposte ai cittadini, garantisca lavoro e progresso sociale, che offra opportunità in ogni ambito e una migliore qualità della vita.

Il futuro che Cagliari merita, insomma.

1: A Cagliari c’è il mare (e anche un porto)!

Le 7 Rivoluzioni: istruzioni per l’uso
La ricchezza che viene dal mare

A Cagliari c’è il mare. Non solo, c’è anche un porto. Vale la pena di dare questa notizia ai tanti amministratori  che in questi ultimi anni non se ne sono accorti. E quando se ne accorgono, sembra che siano infastiditi: non sanno davvero che farsene di tutta quell’acqua. Invece secondo noi è un’opportunità straordinaria per moltiplicare i posti di lavoro e creare sviluppo per la città. Come? Attraverso lo sviluppo del sistema portuale e la valorizzazione di tutto ciò che ruota attorno ad esso.

Primo passo, la zona franca doganale. È una possibilità legata all’applicazione di una legge nazionale che istituisce sei punti franchi doganali in corrispondenza dei maggiori porti isolani. Cagliari possiede già la sua zona, un’area di 6 ettari già autorizzata che può partire subito. All’interno si può istituire un particolare regime fiscale che comporta l’esenzione da dazi e accise, la sospensione dell’IVA per le imprese che operano verso i mercati UE e l’esenzione IVA per le imprese che operano verso mercati Extra UE. Insomma, tutta una serie di enormi vantaggi che da una parte comportano ricadute eccezionalmente positive in termini di occupazione, e dall’altra fanno sì che Cagliari possa essere finalmente un centro economico competitivo, un importante centro di interscambio commerciale e una meta preferenziale per investimenti da tutto il mondo. Gli investitori pronti a scommettere sulle opportunità di successo della zona franca doganale sono numerosi: ci ripugna davvero così tanto l’idea che investano i loro capitali da noi?

Strettamente legato all’attuazione della zona franca doganale, il settore della cantieristica navale. È una specializzazione che genera elevatissimi tassi di occupazione (basta pensare alle svariate tipologie di lavorazioni che interessano il settore). Discorso analogo per il Porto Canale: in un mercato nel quale la competitività tra gli scali è fortissima, la creazione di un vero e proprio sistema di rete portuale industriale – unita all’istituzione della zona franca – equivale ad attivare un formidabile moltiplicatore di ricchezza e di posti di lavoro. Che altrimenti finiscono in altre città.

Parliamo anche di turismo. “Cagliari Città Turistica” è una formula che è stata ripetuta a vuoto talmente tante volte da suscitare ormai un vago senso di nausea. La verità è che Cagliari ancora oggi sembra voler limitare il più possibile ogni relazione culturale ed economica con il suo porto. Una nuova configurazione della via Roma, unita alla creazione del porto turistico, permetterebbe invece la creazione di un vero e proprio punto di accesso. È l’idea di una “piazza sul mare”, che colleghi un vero scalo turistico alla città. Cagliari ha il dovere di candidarsi a diventare home-port, ossia il luogo in cui una nave inizia e termina la crociera, imbarcando da qui almeno il 60% dei passeggeri. Non possiamo più permetterci di sprecare questa opportunità. Solo quest’anno quest’anno è previsto l’arrivo di oltre 300.000 crocieristi. Il settore crocieristico in costante crescita è una risorsa preziosa: giusto per fornire un dato, a Barcellona l’home-port genera per la città una ricaduta media di 150/200 euro per passeggero. Attualmente i crocieristi preferiamo farli andare via da Cagliari il prima possibile (al massimo, giusto il tempo per bere un caffè e comperare un cestino sardo sotto i portici di via Roma). Invece, i turisti che si imbarcano e sbarcano devono potersi trattenere anche per una cena in un ristorante di qualità, un soggiorno in un hotel confortevole, visitare il territorio, fare shopping. Creare le condizioni che consentano ai passeggeri di fermarsi in città, pernottare e usufruire di tutte le strutture alberghiere significa creare ricchezza per tutti.

Sono semplici sogni o progetti troppo ambiziosi? Sì, ma solo perché finora sono mancate sia la volontà politica sia la capacità amministrativa di trasformare le potenzialità evidenti in realtà operanti, capaci di produrre ricchezza e lavoro. Per questo è ora di cambiare.

La Cartolina di Cagliari

Ecco cosa hanno visto stamattina i 4.000 crocieristi scesi dalla Costa Pacifica. Questo è lo spettacolo offerto dalla città di Cagliari in piazza Matteotti. Questo è stato per molti il primo impatto con la Sardegna. Dovremmo tutti vergognarci.
Quella che dovrebbe essere la vetrina di Cagliari è diventata la cartolina del degrado della nostra città. Cartoni, sporcizia, coperte, lattine, disperati che dormono in mezzo a una piazza trasformata in latrina e dormitorio. E questa sarebbe la Capitale della Cultura? Sia ben chiaro i migranti e i disperati che affollano la piazza non sono i responsabili di questo degrado figlio, invece, dell’ipocrisia e della mediocrità della Giunta Zedda. L’ipocrisia di chi accoglie i migranti senza un piano di accoglienza, trattandoli senza dignità e rischiando di fornire manodopera alla criminalità cittadina. Di chi dimentica i poveri, il rispetto della sicurezza, delle regole e del decoro. La mediocrità di una Giunta che rischia di vanificare gli sforzi di chi sul mercato delle crociere – e non solo – ha investito tempo, risorse, capacità.
L’industria turistica nel mondo non conosce crisi. Facciamola diventare importante anche in città. Danneggiarla, come già fatto con la perdita di Ryanair e i voli low cost, vuol dire perdere posti di lavoro, ricchezza, possibilità di aiutare chi è più debole. Quest’anno arriveranno a Cagliari dalle sole navi da crociera, oltre 300.000 nuovi turisti, facciamo in modo che si innamorino della nostra Terra, che scoprano una Cagliari bella e accogliente. Ripuliamo la città, facciamolo prima di tutto per noi e per chi sceglie Cagliari come destinazione turistica. Ma facciamolo in fretta. Questo non è tolleranza: si chiama lassismo, menefreghismo e rassegnazione. E fa male a tutti.

(foto di castedduonline.it)

Massidda: l’occupazione è un dramma da affrontare

«In città non si ferma l’emorragia di posti di lavoro, nel silenzio della politica che si nasconde e continua le inaugurazioni elettorali: gli ultimi due casi sono quelli della società Nuova Karel Spa e dell’Ente Fiera»: così il candidato sindaco di Cagliari 2016 Piergiorgio Massidda, intervenuto ieri alla manifestazione organizzata dai sindacati del call center New Karel, dove i 140 dipendenti rischiano il posto di lavoro dopo la perdita della commessa più importante. Massidda: «Mi pare assurdo che la politica non intervenga davanti al dramma di tante famiglie. Si nota l’assenza delle istituzioni e del Comune, quasi come se il lavoro non fosse il dramma maggiore della nostra Terra. Probabilmente il lavoro non è tra le priorità della Giunta Zedda, che negli anni di mandato ha visto aumentare i disoccupati a Cagliari. Ancora più assurda la situazione della Fiera Campionaria, precipitosamente commissariata dalla Camera di Commercio. Ad oggi nessuno sa cosa capiterà ai dipendenti né quale sarà il futuro della Fiera».

dall’Unione Sarda del 30 marzo 2016

Cagliari, la marcia di Massidda: “Niente sarà più come prima”

Nel fortino elettorale di via dei Carroz («i migranti sono nell’albergo di fronte, hanno la mia solidarietà») il candidato sindaco di Cagliari 2016 Piergiorgio Massidda seleziona gli impegni. Mentre vaglia le richieste di «due settimanali arabi e un’intervista alla CNN» confessa con un sorriso il suo finto punto debole: «Dentro casa soffia la rivolta dei miei figli: tifano Massimo Zedda. Mi salutano dicendo forza Zedda: sperano che io perda le elezioni per avermi tutto per loro».

I PUNTI Fine mattinata, staff elettorale con le orecchie ai cellulari, voci da stanze vicine, candidati che vanno di fretta. «Stiamo ultimando il programma», dice Massidda nella sala operativa, davanti a un schermo gigante. «Poi lo daremo ai candidati». Sette i punti-pilota del programma: «Sono cruciali. Tutto il nostro progetto di governo verte sulle sette rivoluzioni riguardanti il lavoro. Senza sarebbe impossibile mettere insieme i soldi per poterci dedicare ad altro». Per esempio? «Senza il lavoro non potremmo avere i soldi per poterci dedicare al volontariato». Chi mette i soldi in campagna elettorale? «Ci stiamo autofinanziando. Abbiamo rinunciato a grandi finanziatori perché non volevamo avere debiti morali con chicchessia». Chi dona e quanto? «Stiamo andando avanti con piccoli autofinanziamenti. Tutti quelli che vengono ai nostri convegni lasciano qualcosa, nell’ordine dei cento euro. Però il numero dei contributi ci ha permesso di arrivare fin qui. Procediamo come negli Usa, come fa Obama». Il Pd ha pensato a cene di autofinanziamento: «Lo faremo anche noi. Metteremo tutto in rete».

L’ABBRACCIO Non esclude un riavvicinamento con Pierpaolo Vargiu, candidato sindaco di #CA_mbia che gli propose di unire le forze. Massidda: «Voglio chiarire che l’appello di Vargiu diceva: tutti e due ci dimettiamo e cerchiamo una terza persona. Ma io avrei dovuto sostenerlo. Era un’intermediazione difficile da accettare. Non per essere presuntuoso ma noi eravamo due cavalli di razza: le primarie di #CA_mbia hanno costretto lui a scendere in campo e molti altri hanno indicato me». Non esclude un riavvicinamento: «Tra me e Pierpaolo sarebbe utile un chiarimento. Lui è più bravo di me, ma non ha avuto le stesse occasioni per dimostrare e affermare la propria credibilità».
Ci sono ancora i margini per una sintesi? «Oggi è difficile per me tornare indietro. Ma i progetti delle nostre coalizioni sono gli stessi, le differenze sono piccole. Io sono disponibilissimo a un abbraccio: non siamo marito e moglie che hanno bisticciato».
L’assoluzione di Massimo Zedda ha ulteriormente chiarito il campo dei contendenti. «Stiamo dialogando con tutti, ho un buon rapporto con il gruppo di Enrico Lobina e parliamo costantemente con il gruppo che sostiene Vargiu per un motivo: diciamo le stesse cose. Per Zedda sono contento umanamente ma la condanna politica rimane: ha distrutto il Teatro lirico».

SONDAGGIO Ha pesato (con un sondaggio) le forze in campo: «All’inizio la mia battaglia era raggiungere almeno il 20 per cento per andare al ballottaggio». Oggi? «Il centrosinistra è al 36 noi al 31: si tratta di un miracolo». Spiazzato dal Psd’Az: «Come fanno a stare con il Pd che toglie autonomia? Ho stima dei sardisti, li avrei voluti con me, perché stiamo facendo la stessa battaglia identitaria». La proposta Massidda: «Un piano strategico per i prossimi decenni. Abbiamo una visione, e anticipo che dopo giugno nulla sarà più come prima». Grillini in campo: «Li rispetto, abbiamo tanti di loro con noi. Anticipo che farò una cosa che Grillo non ha avuto il coraggio di attuare: un sistema di votazione certificato che permetterà ai cittadini di valutare, a metà legislatura, se la nostra azione di governo sarà o meno gradita».

dall’Unione Sarda del 29 marzo 2016