Zedda è favorevole al Ripascimento

…ma non ditelo ai ragazzi di SEL

dall’archivio di ComuneCagliariNews.it

Sardegna Quotidiano del 13/11/2011, pag. 13
Sardegna Quotidiano del 13/11/2011, pag. 13

Lo dicevo che a forza di girare nelle rotonde avevano ormai perduto il contatto con la realtà. E le reazioni inconsulte di alcuni partiti ed esponenti dell’amministrazione comunale uscente (evidentemente mandati avanti da altri, meno incauti e più furbi) hanno confermato il mio sospetto. Per aver lanciato un grido di allarme sulla situazione del Poetto, dove il mare si sta mangiando l’arenile, e per aver detto che gli interventi condotti altrove nel mondo indicano che qualcosa si può e si dovrebbe fare per contrastare il fenomeno, mi è stata lanciata addosso una specie di anatema pseudoambientalista. Sono stato definito “complice” e “fiancheggiatore”, e probabilmente più avanti auspicheranno anche il mio seppellimento sotto la sabbia.
Il bello è che mi si accusa di voler giocare sulla “memoria corta” degli elettori per il fatto di sostenere, oggi, le stesse posizioni che sostenevo quindici anni fa. A parte questo dettaglio – che nel mondo civile si chiama coerenza, ma immagino sia difficile da comprendere a chi ne difetta – ho la fortuna di avere invece un’ottima memoria. Così sono andato a riguardarmi alcuni articoli di stampa del novembre 2011. E cosa ti trovo? Trovo un giovane sindaco Massimo Zedda fresco di elezione che, assieme all’assessore ai lavori pubblici Luisa Anna Marras, propone con gagliardo entusiasmo di provare un ripascimento sperimentale in un piccolo tratto di spiaggia, “probabilmente alla prima fermata”. Seguono accuse di “complicità” e “fiancheggiamento”? No: tutti d’accordo, Sel compreso, con tanto di plauso degli ambientalisti.
Dunque, la proposta di Zedda cinque anni fa era valida, e l’analoga proposta di Massidda oggi è il male assoluto? Oppure il partito che era favorevole a un nuovo ripascimento ha nel frattempo cambiato idea? Non credo. Credo piuttosto che sia un modesto esempio di bispensiero, quel modo di ragionare per cui una cosa non è giusta o sbagliata in sé, ma in base a chi la dice, e soprattutto alla convenienza del momento.
Non amo le polemiche: le considero il rifugio di chi non è in grado di contrapporre idee valide. E d’altra parte, poiché leggo anch’io i sondaggi, capisco il nervosismo di alcuni. È triste però rilevare che, ancora una volta, invece di misurarsi sulle proposte e i progetti per il bene di Cagliari e dei Cagliaritani, si pensa esclusivamente allo squallido tornaconto elettorale. Per di più maldestramente. Anzi, gettando sabbia negli occhi come bambini dispettosi.

Vedi anche l’Unione Sarda del 02 dicembre 2011

Cari Amici di Città Ciclabile

Cari Amici di Città Ciclabile,
grazie per la vostra stimolante lettera.

La mobilità è una delle nostre priorità di programma che intendiamo affrontare con la determinazione di chi intende sviluppare una città ricca di opportunità e ove il sistema dei trasporti è elemento fondamentale.

Come voi sapete la mobilità è uno dei 6 pilastri fondamentali di una Smart City la quale non significa semplicemente tecnologia ma tecnologia e azioni applicate in maniera “intelligente”. Per noi questo significa innanzitutto applicare i metodi propri dell’ingegneria dei trasporti che è innanzitutto “pianificazione partecipata”, definizione di obiettivi e strategie chiare, identificazione degli interventi e misura degli effetti. Quel che voi chiamate “facilità nel muoversi” noi la chiamiamo “accessibilità” perché siamo consapevoli del fatto che non esiste mobilità sostenibile se manca l’accessibilità, ovvero, la facilità nel muoversi con qualsiasi mezzo di trasporto. Voi giustamente parlate di un “Ufficio delle Mobilità Ciclistica” noi invece stiamo proponendo un “Ufficio della Mobilità” ove tutti i temi della mobilità vengono affrontati assieme, in maniera integrata, nella loro complessità e non in maniera singola. Come giustamente sottolineate nel vostro documento, la ciclabilità è una modalità di trasporto complementare all’andar a piedi e con il trasporto pubblico e tra questi tre modi di trasporto ci deve essere una stretta integrazione. Vogliamo inaugurare una nuova stagione di “Pianificazione dei trasporti” che si è congelata con l’approvazione del Piano Urbano della Mobilità (2009) il quale Piano, tra le altre cose, aveva previsto già che nel 2011 si facesse la redazione del Piano della Ciclabilità (un piano vero e proprio e non una mappa di corsie ciclabili). Una nuova stagione di pianificazione per noi significa Aggiornamento del Piano Strategico della Mobilità, del Piano Urbano del Traffico e dei Piani di Settore (Piano della Ciclabilità, della Sosta, del Trasporto Pubblico). Una nuova stagione di Pianificazione significa anche “partecipazione” nella condivisione non solo delle soluzioni ma anche delle ‘criticità’ perché la mobilità la si affronta in maniera efficace se abbiamo tutti la consapevolezza di trovarci di fronte ad un fenomeno molto complesso che non può essere messo nelle mani del semplice assessore di turno.
Siamo ovviamente disponibili ad ascoltare le vostre idee a ad illustravi le nostre quando e come vorrete.

Volete sentire una cosa davvero sardista e sovranista?

Volete sentire una cosa davvero sardista e sovranista?
Voglio raccontarvi una storia che conosco piuttosto bene, essendo stato coinvolto in prima persona, come sapete. È una storia che parla di autonomia di governo sardo, di territori che si autogovernano e di una terra che diventa luogo di opportunità e di crescita economica.

La storia:
Tutto ha inizio tanti anni fa, quando – coi fondi della allora Cassa del Mezzogiorno – si costruisce il Porto Canale di Cagliari. Nasce come base di quello che si chiama “transhipment”: un porto dove le navi grandi depositano le merci e dove navi più piccole le distribuiscono nel resto del Mediterraneo.

Il porto nasce per dare spazi in zona franca alle aziende che hanno bisogno di insediare industrie di assemblaggio e di produzione di beni destinati a paesi extra UE. Un porto così a Cagliari, realmente funzionante, sarebbe stato una vera miniera d’oro per l’occupazione e per i servizi che ruotano attorno alle sue attività. Centinaia di posti di lavoro direttamente operativi nell’area e migliaia nell’indotto in città, nell’area metropolitana e in tutta la Sardegna, con diversi impatti di diversa natura.

Solo che, dopo che il Porto Canale di Cagliari fu pronto, si decise di farne uno simile anche a Gioia Tauro. Il problema è che quello di Cagliari, per il transhipment, è un porto più appetibile di Gioia Tauro, o comunque in seria concorrenza, sia perché è a poche miglia dalla rotta Suez-Gibilterra, sia perché è dotato di enormi aree a disposizione per le infrastrutture necessarie alle aziende interessate.

Fatto sta che il nostro porto e la nostra zona franca doganale vengono tenuti fermi e il loro sviluppo frenato. Errori, ritardi, pressioni politiche, questo non lo so. So soltanto che un gioiello è stato mortificato e sottoutilizzato per troppi anni.

Sapete come continua la storia? Continua nello stesso modo di prima. Con una società – la Cagliari Free Zone – della quale sono il Presidente (in realtà ancora per poco tempo), che non può far partire i bandi per assegnare le aree perché i suoi soci (Regione attraverso il Cacip in testa) ancora non prendono la decisione. Come sempre contro l’interesse dei sardi. Non decidono perché il Presidente sono io? Non saprei. So solo che non decidono e che ad essere danneggiati sono i sardi. La Zona Franca potrebbe essere aperta domani, eppure tutti stanno zitti.

Ma adesso arriva il bello della mia proposta sovranista e di autogoverno della Sardegna.

Noi sappiamo che nel settore della navigazione del Mediterraneo ci sono fior di investimenti sul bunkeraggio e il refuel, sul sistema di fornitura di carburante alle navi. Ci sono migliaia di navi in navigazione nel Mediterraneo ogni momento e molte di loro fanno “il pieno” in queste acque. Si chiamano “attività di bunkeraggio” tutte quelle che riguardano il settore di rifornimento nautico.

Ed ecco una vera battaglia sovranista.
Immaginate un Presidente della Regione che apre una vertenza con il governo di Roma per avere uno sconto sul carburante destinato al bunkeraggio in Sardegna, considerato che la Saras, più che per la raffinazione, è importante per i serbatoi che possiede e per la conseguente capacità di stoccaggio del materiale e che potrebbe noleggiare a chiunque.
Immaginate la fila di navi che pagherebbero le società di bunkeraggio, le quali farebbero a pugni per avere la loro sede a Cagliari. Adesso fate un ulteriore sforzo di immaginazione.

Immaginate le grandi compagnie di crociera che fanno di Cagliari la loro base operativa, grazie a questa convenienza.

Immaginate società di logistica, di distribuzione e di produzione di food o di altro che farebbero a cazzotti per avere un’area assegnata all’interno della nostra free zone.

Immaginate quale volano sarebbe per tutto il sud Sardegna e per le altre nostre zone industriali e di servizi. Immaginate quale inizio virtuoso potrebbe essere per il futuro della nostra terra, dei nostri figli.

Immaginate una terra che avrebbe bisogno di ingegneri, esperti di marketing, tecnici, operai, addetti di sicurezza, di società immobiliari, di assicurazioni, di manutentori, di impiantisti, di addetti all’ospitalità, alla ristorazione. L’avete immaginato? Anche io.

Io intendo l’autogoverno della Sardegna come un processo che deve partire da cose concrete, come questa storia che vi ho voluto raccontare. Ed è per idee come questa, condivise con un grande gruppo di amici e di persone di buona volontà, che ho voluto dare la mia disponibilità ad una candidatura a Sindaco di Cagliari.

Questi obiettivi, questi sogni, queste visioni, questi progetti, non saranno mai realizzabili se non ci doteremo di classi politiche autonome dai partiti nazionali, che rispondano solo al loro territorio, e non a interessi esterni.

Stiamo parlando della Sardegna di domani. Una regione nella quale il lavoro sarà il parametro più importante per le scelte strategiche che prenderemo tutto insieme. Stiamo parlando della Sardegna dei nostri figli e dei nostri nipoti.

Caro Gigi incontriamoci

Caro Gigi,

la tua apertura al dialogo è per me motivo di grande gioia e, perché vuol dire che gli enormi sforzi profusi da tutta la squadra che compone e anima il nostro progetto civico vengono riconosciuti anche da un attento osservatore del panorama politico e culturale cagliaritano come te.

Così come @CagliariCittàCapitale, anche la nostra Coalizione Civica si caratterizza per il suo carattere identitario, inclusivo e riformatore e anche noi non abbiamo mai fatto mistero di voler giungere a un confronto costruttivo e pragmatico, su base ideale e non ideologica, sul futuro di Cagliari e della Sardegna.

Il nostro contenitore è sì un po’ più giovane di @CagliariCittàCapitale ma, pur work in progress, è animato dalla voglia di colmare il gap anagrafico con una serie di proposte concrete sul futuro della Città e della sua area metropolitana che possano vedere convergere il maggior numero di energie. Perché questa città ha bisogno dell’energia di tutti noi.

Ecco perché mi sento di rispondere alla tua lettera così, di getto, senza pensarci troppo su, senza far trascorrere i tempi del politichese, con un sincero e diretto “incontriamoci!”. Incontriamoci e confrontiamoci lealmente, ognuno forte della propria esperienza e del bagaglio di entusiasmo ricevuto in consegna dalle tante persone che si riconoscono nei “nostri” due progetti politici che guardano con lungimiranza al futuro dei cagliaritani e dei sardi.

Un abbraccio
Piergiorgio

Cittadinanza identitaria. Sant’Efisio e un nuraghe

Un intellettuale cattolico, impegnato in questa campagna elettorale, nel corso di una piacevole chiacchierata mi ha fatto notare che Cagliari non è caratterizzata da una propria identità forte e riconoscibile. Se, per esempio, Siena è il Palio; Matera i Sassi; Venezia i canali; Roma il Colosseo; Londra il Big Ben e via dicendo, Cagliari cos’è?

Dall’esterno, dalla Sardegna, ma in definitiva anche tra noi stessi, come si identifica Cagliari?

Cagliari non è caratterizzata da un simbolo noto.

Paradossalmente, e ad essere onesti, Cagliari non è neanche identificata come capitale della Sardegna e, come tale, spesso non è riconosciuta dagli stessi Sardi.

Se tutto ciò è vero, che senso ha parlare di Cagliari Capitale del Mediterraneo? Dobbiamo prima preoccuparci di farla diventare, e percepire, come vera capitale dell’Isola.
Quale potrebbe essere il simbolo cagliaritano per antonomasia? Il Poetto? Lo sky line di Castello? Il Porto? La Madonna di Bonaria? Sant’Efisio? Oppure la Sardegna? Da ispiratore di Nurnet mi piace dire che ne guadagnerebbe dall’essere capitale di Atlantide, luogo antico delle diecimila torri, capitale del mito e dall’antica grandezza inaspettata.

La città avrebbe da guadagnare qualunque tra queste fosse la sua identificazione, figuriamoci se poi si riuscisse a promuoverle tutte con la stessa forza, nel senso della bellezza, del benessere, della cultura, se su questo si riuscisse a costruire un’economia e una cittadinanza attiva e orgogliosa di esserlo.

Purtroppo, invece, così non è per nessuno degli esempi portati.

La storia sarda non esiste, non è studiata né tramandata, e mai siamo stati capaci di farla emergere. È proprio vero: Cagliari è la capitale dei signorotti che vendevano la propria terra per sedersi alla mensa dei conquistatori di turno. (http://piergiorgiomassidda.it/aspettando-mariano-darborea/).

Se al tempo dei Giudicati erano i nobili di Castello, feudatari dei granai o delle peschiere, ad allearsi con gli spagnoli, è vero che ancora oggi si avverte l’esistenza di una borghesia piemontese, e poi romana, sempre preoccupata di piazzare i propri famigliari nelle imprese di turno, accettando tacitamente la vendita di un pezzo di dignità… e di identità.

Cagliari, come la Sardegna tutta, porta i segni di questa trascuratezza indolente.

La nostra impresa, il Polo Civico, la scommessa di tutti noi e di Piergiorgio, quindi, avrà un senso se riuscirà a costruire una classe dirigente cosciente di questo impegno e se riuscirà a trasmetterne l’importanza in tutti i quartieri della città e in ogni comune della Sardegna.

Antonello Gregorini – Polo Civico

Aspettando Mariano d’Arborea

Leggo, sul blog Sardegna e Libertà, il pregevole intervento a firma di Paolo Maninchedda intitolato “Noi e Mariano IV”. Centrale è il passaggio nel quale Maninchedda contrappone Mariano d’Arborea e la sua “idea di Sardegna che superava le circostanze” a quei “signori sardi” che non esitavano a “subordinarsi pur di mantenere un potere nato primario e originario e da loro trasformato in subordinato e feudale”. Definizioni perfette, che descrivono più il presente che il passato.

Non è difficile essere d’accordo con Maninchedda anche nel vedere nelle prossime elezioni amministrative una fase della costruzione della Nazione Sarda. Per questo occorre un soggetto politico identitario e sardista che abbia il coraggio di rompere con l’antica attitudine della classe dirigente sarda a tollerare – anzi, a desiderare – di essere sempre eterodiretta. Un soggetto che rifiuti esplicitamente la subordinazione alla partitocrazia e che chieda ai partiti, tutti, di mettere da parte i propri simboli per issare una sola bandiera: quella dell’interesse dei Sardi.

Il bello è che tale soggetto politico esiste già. È il polo civico di cui sono tra i promotori e che a Cagliari mi ha scelto come garante. Un progetto pragmatico, innovativo, che rifugge dalle polverose schematizzazioni di centrodestra e centrosinistra e che lavora per raccogliere le energie migliori al fine di costruire un’idea diversa di futuro. Un futuro dove le contrapposizioni ideologiche vengono lasciate ai demagoghi e agli incantatori di professione, e dove centrali sono invece i temi del lavoro, dello sviluppo e dell’identità sarda. Le cose che contano davvero, insomma: quelle di cui parla il nostro programma. Come a Nuoro, con l’attuale consiliatura, o in tanti centri della Sardegna dove crescono progetti simili.

A chi vuole venire con noi non chiediamo patenti né certificati di provenienza politica. È sufficiente dismettere qualsiasi casacca di partito (nazionale), impegnandosi ad avere come unici referenti e padroni i cittadini sardi. Ci interessano le persone capaci, entusiaste, quelle che hanno appunto un’idea di Sardegna “che supera le circostanze”. Per iniziare un percorso comune in cui anche il Mariano IV di Maninchedda possa ritrovarsi, per evitare di disperdere le energie e lavorare insieme per la Sardegna.

Chi vuole seguirci e confrontarsi con noi, non ha che da farsi avanti.

Nasce il polo civico, identitario, sardista.

Non sono un novizio della politica. La conosco, e conosco i suoi meccanismi. Ma da quando ho intrapreso questo progetto civico mi rendo conto ogni giorno di più che ormai la politica – sia a livello nazionale che locale – vive in un’altra dimensione, un altro mondo rispetto ai cittadini e alla realtà vera. Perché la politica si parla addosso. Si guarda l’ombelico e crede che quello sia l’unica realtà importante. Si concentra sui suoi “murighi” e delle sue “trasse”, e pensa che interessino veramente a qualcuno. Da troppo tempo anche a Cagliari sembra essersi infilata in una delle tante rotonde volute da Zedda, e sta continuando a girare senza andare da nessuna parte. Ma non se ne accorge nemmeno, e alla fine si è convinta che quello che vede intorno alla rotatoria sia tutto quello che esiste. Invece intorno c’è il mondo: un mondo popolato da cittadini che hanno bisogni e aspirazioni, disperazione e speranze, e soprattutto una quantità straordinaria di energie, capacità e intelligenze che cercano solamente di potersi esprimere. Smettiamola di perdere tempo con cose che non contano niente e non interessano a nessuno: le lotte dentro al Pd, la frammentazione di Forza Italia, la confusione all’interno dei Cinque stelle, alla fine non sono altro che beghe di condominio tra pochi privilegiati. Qui ci sono da affrontare problemi drammatici e urgenti che riguardano la comunità intera.

Fin da principio ho voluto che i partiti facessero un passo indietro, e non ho cambiato idea. Non voglio più perdere tempo dietro a cose che non esistono. Il mondo corre e noi ci attardiamo a discutere di destra e sinistra? Di Pd o Forza Italia? Di Cinque Stelle? La gente che ogni giorno incontro girando per la città vuole sapere che cosa intendiamo fare per il loro futuro. Soprattutto in tema di lavoro. La prima cosa da fare è pensare a come creare occupazione. Aveva ragione Sandro Pertini quando diceva un uomo che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli, non è libero. Sarà libero di bestemmiare e di imprecare, ma questa non è la libertà. La mia battaglia, e quella di tanti amici, è contro un sistema di potere che ha mortificato l’impegno e l’intelligenza dei cittadini che oggi devono passare attraverso il partito di governo per essere ascoltati. Deve finire il tempo in cui le idee e le proposte si giudicavano solo in base al colore della casacca che indossavano. L’unica casacca che ci interessa è quella rossoblù. Questo è ciò che ci distingue. Stiamo mettendo assieme persone straordinarie, abbiamo un progetto per Cagliari che è una visione pragmatica e ideale, non ideologica, sul futuro della nostra città. Una visione che accoglie la prospettiva identitaria e nazionalitaria, ma che rifiuta gli schematismi di fazione. Abbiamo scelto la formula dell’iniziativa civica inclusiva perché volevamo far lavorare assieme le migliori forze e le migliori energie al servizio della Città, a prescindere da destra, sinistra, autonomisti o Cinque stelle.
Questo spiega anche perché rifiuto l’impostazione del “tutti contro Zedda”. Andare semplicemente contro qualcuno non è una proposta politica sufficiente. Non è neanche vera democrazia. Io non mi candido “contro” Zedda. Mi candido “per” Cagliari, convinto che la nostra città meriti molto di più di quanto visto in questi anni. E nel farlo avanzo proposte concrete.
La nostra città è bellissima, con una qualità della vita invidiabile. Ma Cagliari non sarà mai una città felice se continueremo ad avere la disoccupazione giovanile tra le più alte in Italia, con quasi il 50% dei giovani che non trova lavoro, il commercio in crisi e il turismo che non decolla come potrebbe. Abbiamo un’emergenza sociale causata da interi settori della nostra comunità che stanno scivolando nell’indigenza, e almeno due generazioni che non vedono più un futuro. Nel nostro progetto l’esigenza primaria è creare lavoro e fermare la deriva verso la povertà e la sfiducia. Senza progettare il futuro non è possibile vivere il presente. E mi ribello all’idea che Cagliari si debba rassegnare alla crisi, ogni volta che penso alle straordinarie potenzialità che abbiamo. I Cagliaritani sono stufi di polemiche e divisioni: vogliono sapere chi potrà dare speranza a questa città, chi saprà creare posti di lavoro e sviluppo per tutti, e come. Con il nostro programma noi proponiamo di promuovere la città, darle un orizzonte più ampio, ricco di opportunità. Parliamo di ricchezza che viene dal mare, di turismo e cultura, di rinnovamento urbanistico, di solidarietà e sicurezza, di un nuovo patto tra Comune, imprese e cittadini.

Con le proposte che stiamo presentando muoviamo i primi passi di un cammino ambizioso ma realistico. Chi vuole seguirci e confrontarsi con noi, non ha che da farsi avanti.

Io sto con gli studenti! Io sto con il futuro!

Così muore l’università.

ateneo_di_cagliariSono felice di intervenire nel dibattito su richiesta di un gruppo di studenti che hanno chiesto il mio sostegno e di aver così modo di esprimere la mia vicinanza e la mia solidarietà agli studenti dell’Ateneo cagliaritano e al Rettore Del Zompo. Il loro grido di dolore è anche il mio.

Non è possibile assistere a una situazione per cui tante ragazze e tanti ragazzi meritevoli si vedano negata la possibilità di proseguire il percorso formativo e di ricerca per la solita timidezza negli investimenti in uno dei pochi settori che invece dovrebbero essere interessati da un maggior coraggio della classe politica e delle istituzioni.

Se vogliamo portare Cagliari ai massimi livelli di competitività, lanciando una seria politica di sviluppo e investimenti, anche provenienti dall’estero, abbiamo bisogno dei nostri ragazzi, e per far questo occorre investire seriamente sulla ricerca, dando loro finalmente la possibilità di scegliere veramente tra una partenza oggi pressoché necessitata e la decisione di restare e investire il proprio futuro e le proprie capacità nella loro città e nella loro regione.

Se i nostri giovani ricercatori fanno la fortuna di mezzo mondo vuol dire che di partenza il nostro sistema universitario è capace di dar loro una preparazione eccellente, vuol dire che quello che investiamo, pur se investito male e spesso sprecato, arriva almeno a portare loro a un punto di partenza privilegiato rispetto ai loro omologhi stranieri. Ciò sta a significare che una volta che abbiamo investito per formare i cosiddetti cervelli, abbiamo l’assoluta necessità di investire ancora di più per tenerli qua e renderli protagonisti del rilancio economico, sociale e culturale della Città, e con essa dell’intera Regione.

È vero che le risorse sono quelle che sono, ma sono certo che una politica più attenta alla riduzione degli sprechi in determinati settori, unita a una sinergia tra istituzioni e a un sistema più stringente dei controlli affinché i fondi a disposizione giungano effettivamente a premiare il merito, possano fare la differenza garantendo a tanti nostri ricercatori la possibilità di portare un valore aggiunto all’intero sistema-Paese.

Ricerca vuol dire Sviluppo e Cultura; Sviluppo e Cultura vogliono dire Crescita economica e sociale; Crescita vuol dire Lavoro e Lavoro vuol dire ricchezza e benessere per l’intera comunità che può così contribuire, in un sistema virtuoso, ad aumentare gli investimenti nella Ricerca e a migliorare le aspettative per il Futuro.

Io sto con gli studenti! Io sto con il futuro!

Salviamo il Conservatorio di Cagliari.

Serve una politica che sappia alzare la voce in difesa dei cittadini.

Stamattina ho partecipato con interesse alla Conferenza Stampa del Conservatorio di Cagliari indetta in occasione della giornata nazionale di mobilitazione degli istituti di Alta Formazione Musicale Italiana.

Ho appreso con sconcerto il pericolo imminente della possibilità di privare gli studenti del Conservatorio di poter frequentare i bienni di specializzazione, costringendoli a varcare il mare per completare il loro corso di studi.

Ho appreso anche che nessun ente territoriale – né la Regione, né il Comune – si è fatto carico di supplire alla mancanza del contributo della Provincia al sostentamento del Conservatorio, costringendo la nostra prestigiosa Istituzione a trovare altre risorse sul nostro già depresso territorio.

Ho constatato la colpevole assenza della Regione e del Sindaco di Cagliari a questo importante appuntamento e mi sono fatto delle domande.

  • Avere nella nostra città un Conservatorio di così grande prestigio, con un corpo docente di così grande livello accademico e con un numero di iscritti che lo pone fra i primi cinque in Italia, non richiederebbe una diversa attenzione dei nostri organi di governo?
  • Possibile che i nostri ragazzi, anche nel settore della formazione musicale, siano costretti a emigrare?
  • Possibile che il Conservatorio, per la mancanza di risorse, sia stato costretto a mettere in pericolo i corsi di etnomusicologia, materia fondamentale per coltivare l’enorme patrimonio della nostra musica sarda?
  • Possibile che questi problemi non trovino nei nostri politici il benché minimo interesse e che nessuna iniziativa sia ancora stata presa dai nostri rappresentanti per farci sentire nelle stanze di governo?
  • Possibile che ancora una volta si rischi di subire un impoverimento del nostro territorio senza che nessun sindaco o presidente alzi la voce?

Il Conservatorio è uno dei presìdi fondamentali per la custodia e il mantenimento dell’enorme patrimonio culturale immateriale rappresentato dalla musica tutta. Credo che tutti noi, anche io, ci dobbiamo attivare per una strenua e resistente vigilanza.

Ho la credibilità per creare lavoro

L’ex senatore Piergiorgio Massidda conta di mettere in campo dieci liste civiche nella sfida di giugno e prefigura una contesa finale con l’avversario che giudica più forte: il sindaco Massimo Zedda, leader del centrosinistra

2016-02-06 - Unione Sarda - pag. 21Se non sapesse che nella politica la liturgia è sostanza (tempi, mediazione, attesa) l’ex senatore Piergiorgio Massidda punterebbe dritto al bersaglio: «Io e Massimo Zedda, faccia a faccia al ballottaggio». Giugno e le urne sono lontani: evocarli rivela frenesia, disponibilità al confronto, elementi che Massidda sembra incarnare con sorvegliata noncuranza. «Sono in corsa perché i cagliaritani me lo hanno chiesto». Dall’ufficio affacciato sul porto si vede ormeggiata un’enorme nave da crociera scandinava, l’ex Authority la indica: «Porta opportunità, ricchezza. Ma il punto è un altro».
Quale?
«Un risultato di cui vado fiero. Ho spinto i cagliaritani, idealmente l’intera Sardegna, a guardare verso il mare. Abbiamo vissuto troppo a lungo con le spalle rivolte all’orizzonte, da dove arrivano, con gli scambi, le opportunità per creare quel che i cagliaritani aspettano da me: lavoro».
Come farà?
«Mettendo insieme disponibilità economica da un lato, idee e progetti dall’altro».
Può anticiparne qualcuno?
«Lo farò il 20 febbraio alla Fiera. Quel giorno e in quella sede inizierò a presentare il programma della mia coalizione civica».
Sempre più identificabile con il centrodestra. L’ha per caso sostituito?
«No. La crisi del centrodestra – ho contribuito a fondare Forza Italia – è nazionale e a livello locale. C’è una crisi dirigenziale, da qui il bisogno degli elettori di cercare altro, ma anche da parte nostra di proporre qualcosa di diverso».
Lei è il nuovo?
«Gli elettori sanno che non mi identifico né con il centrodestra né con il centrosinistra».
C’è chi fatica a crederlo.
«Mi sono messo a disposizione per fare un progetto civico al di là dei vecchi schemi. La gente che ogni giorno incontro girando per la città vuole sapere che cosa intendo fare per il loro futuro».
Ha la ricetta in tasca?
«Mi permetto di segnalare due aspetti drammatici per la nostra realtà economica, le difficoltà del commercio e del terziario. I dati più recenti dicono che in città sono morte 240 attività del terziario che hanno creato non meno di 450 disoccupati. Di questo tema, che include disperazione e fallimenti, chi parla? Io mi sono messo a disposizione perché per tanti sono credibile, che può creare lavoro».
E lo farà?
«Nella mia vita ne ho creato tanto, vorrei continuare a farlo. Naturalmente non ho la bacchetta magica ma osservo che qualcosa bisognerà pur fare perché due industrie come il Teatro lirico e più in generale il settore culturale non lavorino più in perdita. La sintesi è pessima alleata quando si parla di progetti, ma un altro intervento sarà senz’altro su Giorgino».
Cosa porta in dote di diverso?
«La visione. Tutti sostengono che il sindaco non può fare determinate cose, ma se si continuasse ad avere una visione da condominio sarebbe finita. Propongo di promuovere la città, darle un’orizzonte più ampio, ricco di opportunità».
Anche gli altri candidati propongono novità e riscatto. Pierpaolo Vargiu le ha chiesto addirittura di dialogare e trovare una sintesi.
«Non voglio più parlare di schemi che non esistono. Il mondo corre e noi ci attardiamo a discutiamo di destra e sinistra? Abbiamo già il M5S in fase declinante e Forza Italia non riesce a trovare un candidato. Chiedo di attende il 20 febbraio per iniziare a discutere sui temi-guida del programma di Cagliari 2016».
Ha trovato i candidati giusti per le sue sette liste?
«Alla fine saranno dieci liste. I candidati del mio schieramento sono di alto profilo. Sto conoscendo persone straordinarie. Stiamo facendo una squadra che ragiona con la testa delle persone, elemento vincente della nostra coalizione».
Dal giorno della sua candidatura ha avuto ripensamenti?
«Chi non ha ripensamenti? Ma, da medico, ho la terapia per combatterli: lavorare. Ogni giorno. Fino allo sfinimento».

dall’Unione Sarda del 6 febbraio 2016