Chi vuole seguirci e confrontarsi con noi, non ha che da farsi avanti.

Nasce il polo civico, identitario, sardista.

Non sono un novizio della politica. La conosco, e conosco i suoi meccanismi. Ma da quando ho intrapreso questo progetto civico mi rendo conto ogni giorno di più che ormai la politica – sia a livello nazionale che locale – vive in un’altra dimensione, un altro mondo rispetto ai cittadini e alla realtà vera. Perché la politica si parla addosso. Si guarda l’ombelico e crede che quello sia l’unica realtà importante. Si concentra sui suoi “murighi” e delle sue “trasse”, e pensa che interessino veramente a qualcuno. Da troppo tempo anche a Cagliari sembra essersi infilata in una delle tante rotonde volute da Zedda, e sta continuando a girare senza andare da nessuna parte. Ma non se ne accorge nemmeno, e alla fine si è convinta che quello che vede intorno alla rotatoria sia tutto quello che esiste. Invece intorno c’è il mondo: un mondo popolato da cittadini che hanno bisogni e aspirazioni, disperazione e speranze, e soprattutto una quantità straordinaria di energie, capacità e intelligenze che cercano solamente di potersi esprimere. Smettiamola di perdere tempo con cose che non contano niente e non interessano a nessuno: le lotte dentro al Pd, la frammentazione di Forza Italia, la confusione all’interno dei Cinque stelle, alla fine non sono altro che beghe di condominio tra pochi privilegiati. Qui ci sono da affrontare problemi drammatici e urgenti che riguardano la comunità intera.

Fin da principio ho voluto che i partiti facessero un passo indietro, e non ho cambiato idea. Non voglio più perdere tempo dietro a cose che non esistono. Il mondo corre e noi ci attardiamo a discutere di destra e sinistra? Di Pd o Forza Italia? Di Cinque Stelle? La gente che ogni giorno incontro girando per la città vuole sapere che cosa intendiamo fare per il loro futuro. Soprattutto in tema di lavoro. La prima cosa da fare è pensare a come creare occupazione. Aveva ragione Sandro Pertini quando diceva un uomo che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli, non è libero. Sarà libero di bestemmiare e di imprecare, ma questa non è la libertà. La mia battaglia, e quella di tanti amici, è contro un sistema di potere che ha mortificato l’impegno e l’intelligenza dei cittadini che oggi devono passare attraverso il partito di governo per essere ascoltati. Deve finire il tempo in cui le idee e le proposte si giudicavano solo in base al colore della casacca che indossavano. L’unica casacca che ci interessa è quella rossoblù. Questo è ciò che ci distingue. Stiamo mettendo assieme persone straordinarie, abbiamo un progetto per Cagliari che è una visione pragmatica e ideale, non ideologica, sul futuro della nostra città. Una visione che accoglie la prospettiva identitaria e nazionalitaria, ma che rifiuta gli schematismi di fazione. Abbiamo scelto la formula dell’iniziativa civica inclusiva perché volevamo far lavorare assieme le migliori forze e le migliori energie al servizio della Città, a prescindere da destra, sinistra, autonomisti o Cinque stelle.
Questo spiega anche perché rifiuto l’impostazione del “tutti contro Zedda”. Andare semplicemente contro qualcuno non è una proposta politica sufficiente. Non è neanche vera democrazia. Io non mi candido “contro” Zedda. Mi candido “per” Cagliari, convinto che la nostra città meriti molto di più di quanto visto in questi anni. E nel farlo avanzo proposte concrete.
La nostra città è bellissima, con una qualità della vita invidiabile. Ma Cagliari non sarà mai una città felice se continueremo ad avere la disoccupazione giovanile tra le più alte in Italia, con quasi il 50% dei giovani che non trova lavoro, il commercio in crisi e il turismo che non decolla come potrebbe. Abbiamo un’emergenza sociale causata da interi settori della nostra comunità che stanno scivolando nell’indigenza, e almeno due generazioni che non vedono più un futuro. Nel nostro progetto l’esigenza primaria è creare lavoro e fermare la deriva verso la povertà e la sfiducia. Senza progettare il futuro non è possibile vivere il presente. E mi ribello all’idea che Cagliari si debba rassegnare alla crisi, ogni volta che penso alle straordinarie potenzialità che abbiamo. I Cagliaritani sono stufi di polemiche e divisioni: vogliono sapere chi potrà dare speranza a questa città, chi saprà creare posti di lavoro e sviluppo per tutti, e come. Con il nostro programma noi proponiamo di promuovere la città, darle un orizzonte più ampio, ricco di opportunità. Parliamo di ricchezza che viene dal mare, di turismo e cultura, di rinnovamento urbanistico, di solidarietà e sicurezza, di un nuovo patto tra Comune, imprese e cittadini.

Con le proposte che stiamo presentando muoviamo i primi passi di un cammino ambizioso ma realistico. Chi vuole seguirci e confrontarsi con noi, non ha che da farsi avanti.

3 commenti su “Chi vuole seguirci e confrontarsi con noi, non ha che da farsi avanti.

  1. Davide 22 febbraio 2016 alle 18:39 - Rispondi

    Sono un giovane di 35 anni,disoccupato e non laureato. Vado in giro a cercare lavoro o chiedere informazioni su eventuali corsi,ma ricevo sempre la stessa risposta,che è solo per laureati max 29 anni. Non ho capito una cosa,ma dopo i 30 c è il benessere totale? Chi non ha laurea deve assistere alla morta della dignità personale? Vorrei risposte a mille domande anzi mi accontenterei di pochi fatti ,e non solo in campagna elettorale.

  2. Andrea 23 febbraio 2016 alle 1:04 - Rispondi

    Ciò che distingue questa manifestazione d’intenti da tutte le altre è la passione che traspare tra le righe,tra avverbi e sostantivi,punteggiature e tempi.
    Traspare il profondo desiderio di voler guardare da tanti angoli diversi la propria città e poter sorridere ; e contemporaneamente avere la immensa soddisfazione di vedere riflesso quello stesso sorriso sulle facce dei propri concittadini.
    Perché la percezione di poter fare qualcosa per la nostra città, un po’ ce l’abbiamo tutti ;
    ma è nella direzione dell’orchestra che Piergiorgio riesce a svettare,impedendo stonature e voci fuori dal coro,in un crescendo di armonie che vorrei corollassero il suo,il nostro sogno.
    Cagliari.

  3. Giampiero Peddis 23 febbraio 2016 alle 10:16 - Rispondi

    Tutto bene carissimo Piergiorgio,ovviamente mancano i tempi e i metodi con i quali raggiungere gli obiettivi:meglio non svelarli il nemico è in ascolto ! Un suggerimento: la ricchezza NON viene solo dal mare (finiamola con questi sardi servili e piagnoni) MA deve varcare il mare: se conoscessimo la nostra storia (quella di una terra bella, struggente e maldestramente depredata) ci renderemo conto di essere in grado di esportare cultura e dignità. Ma l’argomento meriterebbe maggior tempo …

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