Cagliari, la marcia di Massidda: “Niente sarà più come prima”

Nel fortino elettorale di via dei Carroz («i migranti sono nell’albergo di fronte, hanno la mia solidarietà») il candidato sindaco di Cagliari 2016 Piergiorgio Massidda seleziona gli impegni. Mentre vaglia le richieste di «due settimanali arabi e un’intervista alla CNN» confessa con un sorriso il suo finto punto debole: «Dentro casa soffia la rivolta dei miei figli: tifano Massimo Zedda. Mi salutano dicendo forza Zedda: sperano che io perda le elezioni per avermi tutto per loro».

I PUNTI Fine mattinata, staff elettorale con le orecchie ai cellulari, voci da stanze vicine, candidati che vanno di fretta. «Stiamo ultimando il programma», dice Massidda nella sala operativa, davanti a un schermo gigante. «Poi lo daremo ai candidati». Sette i punti-pilota del programma: «Sono cruciali. Tutto il nostro progetto di governo verte sulle sette rivoluzioni riguardanti il lavoro. Senza sarebbe impossibile mettere insieme i soldi per poterci dedicare ad altro». Per esempio? «Senza il lavoro non potremmo avere i soldi per poterci dedicare al volontariato». Chi mette i soldi in campagna elettorale? «Ci stiamo autofinanziando. Abbiamo rinunciato a grandi finanziatori perché non volevamo avere debiti morali con chicchessia». Chi dona e quanto? «Stiamo andando avanti con piccoli autofinanziamenti. Tutti quelli che vengono ai nostri convegni lasciano qualcosa, nell’ordine dei cento euro. Però il numero dei contributi ci ha permesso di arrivare fin qui. Procediamo come negli Usa, come fa Obama». Il Pd ha pensato a cene di autofinanziamento: «Lo faremo anche noi. Metteremo tutto in rete».

L’ABBRACCIO Non esclude un riavvicinamento con Pierpaolo Vargiu, candidato sindaco di #CA_mbia che gli propose di unire le forze. Massidda: «Voglio chiarire che l’appello di Vargiu diceva: tutti e due ci dimettiamo e cerchiamo una terza persona. Ma io avrei dovuto sostenerlo. Era un’intermediazione difficile da accettare. Non per essere presuntuoso ma noi eravamo due cavalli di razza: le primarie di #CA_mbia hanno costretto lui a scendere in campo e molti altri hanno indicato me». Non esclude un riavvicinamento: «Tra me e Pierpaolo sarebbe utile un chiarimento. Lui è più bravo di me, ma non ha avuto le stesse occasioni per dimostrare e affermare la propria credibilità».
Ci sono ancora i margini per una sintesi? «Oggi è difficile per me tornare indietro. Ma i progetti delle nostre coalizioni sono gli stessi, le differenze sono piccole. Io sono disponibilissimo a un abbraccio: non siamo marito e moglie che hanno bisticciato».
L’assoluzione di Massimo Zedda ha ulteriormente chiarito il campo dei contendenti. «Stiamo dialogando con tutti, ho un buon rapporto con il gruppo di Enrico Lobina e parliamo costantemente con il gruppo che sostiene Vargiu per un motivo: diciamo le stesse cose. Per Zedda sono contento umanamente ma la condanna politica rimane: ha distrutto il Teatro lirico».

SONDAGGIO Ha pesato (con un sondaggio) le forze in campo: «All’inizio la mia battaglia era raggiungere almeno il 20 per cento per andare al ballottaggio». Oggi? «Il centrosinistra è al 36 noi al 31: si tratta di un miracolo». Spiazzato dal Psd’Az: «Come fanno a stare con il Pd che toglie autonomia? Ho stima dei sardisti, li avrei voluti con me, perché stiamo facendo la stessa battaglia identitaria». La proposta Massidda: «Un piano strategico per i prossimi decenni. Abbiamo una visione, e anticipo che dopo giugno nulla sarà più come prima». Grillini in campo: «Li rispetto, abbiamo tanti di loro con noi. Anticipo che farò una cosa che Grillo non ha avuto il coraggio di attuare: un sistema di votazione certificato che permetterà ai cittadini di valutare, a metà legislatura, se la nostra azione di governo sarà o meno gradita».

dall’Unione Sarda del 29 marzo 2016

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