La Zona Franca di Cagliari e la sua necessaria e possibile trasformazione in ZES (Zona Economica Speciale)

Nel consueto turbinio che movimenta la politica, a volte accade che dei fatti clamorosi e inattesi vengano ignorati e non considerati per le loro potenziali ricadute. Uno di questi è rappresentato dalla recente riforma dell’articolo 10 dello Statuto della Regione Autonoma della Sardegna. In pochi sono infatti a conoscenza che tra le righe del consueto e inestricabile faldone dell’ultima Legge di stabilità (2014) del governo Romano, con l’art. 1 – comma 514 si sia dato al governo regionale un formidabile strumento di politica industriale.

Facciamo riferimento puntuale alla “Legge di stabilità 2014 pubblicata in Gazzetta Ufficiale:
Legge 27.12.2013 n° 147 , G.U. 27.12.2013 – Art. 1 – comma 514” che dispone con il seguente testo che:
“L’articolo 10 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, è sostituito dal seguente:
«Art. 10. — La Regione, al fine di favorire lo sviluppo economico dell’Isola e nel rispetto della normativa comunitaria, con riferimento ai tributi erariali per i quali lo Stato ne prevede la possibilità, può, ferma restando la copertura del fabbisogno standard per il finanziamento dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione:
a) prevedere agevolazioni fiscali, esenzioni, detrazioni d’imposta, deduzioni dalla base imponibile e concedere, con oneri a carico del bilancio regionale, contributi da utilizzare in compensazione ai sensi della legislazione statale;
b) modificare le aliquote in aumento entro i valori d’ imposizione stabiliti dalla normativa statale o in diminuzione fino ad azzerarle».

Come è noto, è stata di recente promulgata la DELIBERAZIONE regionale N. 53/10DEL3.11.2015 “Accordo di programma per lo sviluppo del porto industriale di Cagliari stipulato in data 8.8.1995.L.R. n. 11/1998, art. 33. Riprogrammazione parziale delle risorse della deliberazione della Giunta regionale n.23/14 del 15 maggio 1998, per destinarle alla realizzazione degli interventi previsti nel Piano operativo della Zona Franca di Cagliari, approvato con la deliberazione della Giunta regionale n. 33/18 del 30 giugno 2015”

La Regione Sardegna attraverso la suddetta deliberazione ha dato mandato all’assessorato all’industria di approvare la rimodulazione degli interventi di dettaglio da realizzare a valere sulle somme a suo tempo stanziate a seguito della L.R. 11/98 e la modifica di quanto disposto precedentemente dalla relativa Delib.G.R. n. 23/14.

La Zona Franca Doganale di Cagliari è dunque in dirittura d’arrivo (tempi burocratici permettendo) ma come tutti sanno ora la Regione deve fare un passo in più; questo passo consiste nella definizione di un appropriato pacchetto di agevolazioni fiscali che consentano alle imprese che intendano stabilirsi nell’area Franca di ottenere degli effettivi e duraturi vantaggi tali da costituire una reale competitività rispetto agli analoghi porti franchi mediterranei, quali ad esempio le dinamiche realtà di Barcellona e Tangeri.

Tali esenzioni, come si sa, hanno effetti neutri sul bilancio erariale regionale in quanto ricadenti perlopiù su attività di impresa non già presenti sul territorio ma specificamente selezionate dalle interclusioni d’area e dunque non richiedenti di specifico finanziamento.

Un pacchetto di incentivi a costo zero per la fiscalità regionale va ben oltre alle dichiarazioni di intenti enumerate dal documento di Programma regionale di sviluppo 2014-2019 (progetto 2.5, azioni 2.5.1 e 2.5.2), al cui interno non si va oltre la consumata declaratoria sulle cosiddette “agevolazioni di sistema” riguardanti perlopiù interventi sulla “sburocratizzazione e semplificazione”, sul “rafforzamento dei consorzi fidi”, sui “consorzi di filiera” , interventi certamente utili e imprescindibili ma che non spostano di una virgola le posizioni di competitività di area rispetto alle succitate situazioni concorrenti.

Come esplicitato dallo Statuto regionale, le prerogative regionali consentono oggi, in totale rispetto dei regolamenti comunitari (artt. 107 – 108 -109 TFUE e sentenze collegate della Corte di Giustizia Europea), di dare esecuzione alle agevolazioni fiscali per le imprese locali o estere che intendano stabilirsi nelle Zone Franche Portuali della Sardegna trasformandole in ZES, Zone Economiche Speciali, tali da rendere effettivo un consistente flusso di IDE (Investimenti Diretti Esteri) con ricadute rilevanti sul sistema economico regionale. Il tutto lo ripetiamo a costo Zero per le casse regionali.

Al Governo Regionale non resta che il compito di dare risposte in tempi brevi a queste imprescindibili richieste.

(Author: Dott.  Nicola Di Cesare)

2 commenti su “La Zona Franca di Cagliari e la sua necessaria e possibile trasformazione in ZES (Zona Economica Speciale)

  1. Cristian Lecca 30 novembre 2015 alle 16:05 - Rispondi

    Tutto questo è fattibile cosa aspettiamo? siamo stanchi il popolo sta andando via dalla propria terra custe testi d’ora moveisindi.

  2. Mario Carbonj 1 dicembre 2015 alle 0:40 - Rispondi

    Bisogna leggere bene l’Art.10. Soprattutto quando recita che la Regione potrebbe . Agire sulla fiscalità per creare una ses cioè una vera zona franca e non solo doganale. Lo sanno anche i sassi , tranne chi sulla zona franca è proprio di coccio e insiste a diffondere tesi strampalate. La Competenza fiscale è dello Stato è solo lo Stato può decidere le agevolazioni fiscali e di altro tipo che ci servono e che sono chiare da almeno mezzo secolo. Come? Con una legge specifica che non si sogna di fare e neanche approvando almeno una legge regionale inviata al Parlamento in tanti anni e la migliore ed ancora quasi tutta attuale é la legge Melis. Oppure con una norma di attuazione dell’articolo 12 del nostro Statuto che prevede la realizzazione dei punti franchi. Questo strumento è stato utilizzato due volte, la prima per istituire 6 zone franche nei porti sardi con il decreto 75/98 e successivamente per specificare alcune e importanti direttive per la zona franca di Cagliari. In ambedue i casi il riferimento è alla legge doganale europea che include solo la perimetrazioni e l’esclusione dalle imposte doganali . Senza che su questo provvedimento da comunicare alla UE solo per fini statistici l’UE possa mettere parola. Per inserire le defiscalizzazioni, basta un nuivo decreto di attuazione che le elenchi. Ma in questo caso l’Ue deve approvare e dichiarare che sono aiuti di Stato legittimi . Ma la Regione che dovrebbe farlo secondo ciò che le impone il 75/98 , non ha mai proposto le defiscalizzazioni al comitato per le norme di attuazione come non ha mai delimitato le 5 zone franche. È quindi un problema politico, grave problema, ma non irrisolvibile Solonche i sardi ne abbiano coscienza e siano uniti e forti. Ma ciò non è e chi dovrebbe farlo almeno come intenzioni non ha capito ancora bene la questione .

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