Le relazioni pericolose: i comuni sardi e Abbanoa.

di Massimo Turella

La società Abbanoa è il gestore unico delle risorse idriche e del servizio idrico integrato della Sardegna.

Abbanoa è una società per azioni interamente a capitale pubblico alla quale è stata affidata in via diretta, ossia senza gara, il servizio in questione. In essa sono confluiti, attraverso un complesso procedimento, i precedenti gestori dell’acqua in Sardegna, circa 130 tra società di capitali e gestioni comunali.

Il maggiore azionista di Abbanoa è la Regione Sardegna, con circa il 65% delle quote. Il restante 35% è frammentato tra tutti i comuni della Sardegna: Cagliari possiede il 7,5% delle quote, Sassari il 5,5%, e così via sino a Tadasuni che con le sue 4.202 azioni possiede lo 0,00177843% del capitale sociale di Abbanoa.

L’affidamento della gestione dell’acqua sarda a una società sarda deve essere sembrata a qualcuno l’occasione giusta per farsi bello con quella sardità che tanto piace alle nostre orecchie: un unico ATO (ossia un unico Ambito Territoriale Ottimale), un’unica Autorità d’ambito, un unico gestore, una tariffa unica.

E Fortza Paris!

Alla prova dei fatti, è successo però che -come molti avevano profetizzato- la Sardegna si sia rivelata troppo grande e troppo variegata per costituire un unico ambito territoriale dal punto di vista idrico. Quel che è peggio, è successo che Abbanoa sia diventata un carrozzone clientelare, con una gestione talmente fallimentare da portare a un disavanzo negativo (tradotto: debiti) che a marzo 2015 toccava quasi un miliardo (un miliardo!!) di euro, e con un livello del servizio tale che, tanto per fare un esempio, Abbanoa è stata recentemente multata dall’Antitrust per un milione e ottantamila euro per tre pratiche commerciali scorrette realizzate nel periodo 2011-2015 nei confronti di numerosi consumatori (soldi che chiaramente verranno scaricati sugli utenti e non su chi ha consentito che tali pratiche venissero poste in essere).

Ebbene, con una recente legge regionale (L.R. 4 febbraio 2015, n. 4) è stato finalmente istituito l’Ente di governo dell’ATO – Ambito Territoriale Ottimale della Sardegna, ma, quel che più importa, con una visione più aderente a quella della normativa e della realtà nazionale, è stato finalmente posto in discussione uno dei dogmi che esistevano in materia, ossia che la Sardegna sia un ambito territoriale unico.

La legge regionale in questione dispone infatti, all’art. 4, che l’attuale ATO unico della Sardegna possa essere modificato con l’istituzione di due o più ATO “anche su istanza degli enti locali interessati”, che rappresentino non meno di 500.000 abitanti, per rendere più economica, efficace ed efficiente la gestione del servizio idrico integrato

Questa norma potrebbe essere l’inizio della fine dell’arrogante monopolio di Abbanoa e degli interessi che le stanno dietro, se, tanto per fare un esempio, a spingere per l’istituzione di un altro ATO da affidare a un altro gestore ci fosse il prossimo Sindaco di Cagliari, che poi sarebbe anche il prossimo Sindaco della Città metropolitana, che poi sarebbe anche uno dei prossimi rappresentanti sardi nel Senato delle Autonomie (se la riforma renziana del Titolo V della Costituzione supererà lo scoglio del referendum confermativo).

Il problema però, come detto, è che Abbanoa ha una montagna di debiti: uscire da Abbanoa significa innanzitutto pagare la propria parte del mostruoso debito della società.

Prima che la situazione diventi insostenibile, è chiaro che alla questione Abbanoa si debba trovare una soluzione politica senza la quale i comuni sardi potrebbero un giorno ritrovarsi nei confronti di Abbanoa nella situazione di quel coniuge che, pur odiando l’altro per i suoi vizi e i suoi difetti, continua però a viverci insieme perché non può permettersi di divorziare.

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