Sanità. Ottimizzare è un po’ morire…

Tante volte mi capita di scherzare sui social e divertirmi con voi su fatti della vita. Altre volte affronto cose più serie e drammatiche nel tentativo, spesso provocatorio, di sensibilizzare le persone e le coscienze. Ma mai come oggi mi sento in difficoltà, umana e professionale, nel considerare lo scempio e la discriminazione in cui vogliono portare la sanità nazionale. Con la scusa di voler ottimizzare il sistema e di voler meglio allocare le risorse, si accingono a smantellare uno dei migliori sistemi sanitari dell’occidente, fondato sui criteri di equità e solidarietà. E questo lo vogliono fare creando un baratro tra gli operatori sanitari e gli utenti, nel momento più drammatico della loro vita e di quella dei propri cari, cioè nel momento del bisogno di salute. Scodellano una serie di prestazioni ed esami da mettere a pagamento, senza tener conto che dietro questi nomi, che per i burocrati sono solo spese da ridurre o eliminare, per altri sono sigle terribili, che spesso determinano il sottile spazio tra la vita e la morte. Parlo di markers tumorali, di Tac, di Risonanze Magnetica e di altre prestazioni che suscitano terrore al solo nominarle. Non si rendono conto che già esiste una forbice, anzi una mannaia, tra chi può permettersi una diagnosi o una cura costosa, e chi deve invece aspettare, e spesso morire, per i tempi biblici della sanità italiana. Parlano di sprechi da parte dei medici e non si rendono conto del dramma che spesso accomuna i medici con i loro pazienti. Non riescono nemmeno a pensare quante volte condividiamo le lacrime con i nostri assistiti. Ci considerano induttori scriteriati di spese, scialacquatori di soldi pubblici, ma se questo vuol dire stare dalla parte dei nostri pazienti, allora è vero, lo siamo e siamo orgogliosi di esserlo.

Fabio Barbarossa
Medico di Famiglia

2 commenti su “Sanità. Ottimizzare è un po’ morire…

  1. Andrea Corda 1 ottobre 2015 alle 0:47 - Rispondi

    Anche io, lo ammetto, dovrei appartenere al gruppo degli scialacquatori in quanto prescrittore di strani esami di genetica molecolare che poi permettono alle mie assistite di rimanere finalmente gravide e poi madri.
    Con malcelato astio, con la sicumera della prescrizione non contemplata dalle “linee guida nazionali” (perché le internazionali non si conoscono o vengono ricordate solo quando serve,magari in un’aula di tribunale), mi si rinfaccia la prescrizione di esami inutili e di altrettanto inutili e costose terapie misconoscendone il risultato.
    E grazie alla riconoscenza di chi,grazie a questi esami ed a queste terapie,ha potuto coronare un sogno tanto atteso, sorrido e mi compiaccio del mio mestiere,ricordandomi un giuramento fatto tanti anni fa; chiedendo a me stesso quanti dei miei colleghi possano avere abdicato,per bisogno o per ricatto o anche solo per convenienza, a quell’ideale che solo li eleva e distingue come veri medici.

  2. Nuccio Monello 7 ottobre 2015 alle 12:23 - Rispondi

    RAZIONALIZZARE è un po’ RISPARMIARE tempo e denaro (evitando gli sprechi) e … curare tutti e più in fretta !
    Da una sana, sapiente e corretta collaborazione e razionale sinergia tra Management e Apparato Sanitario può scaturire il miglior rapporto Costi/Benefici per l’utenza (che paga questo indispensabile servizio)

    Basterebbe mettere da parte stupide ed ataviche prevenzioni … e tentare di COMPRENDERE !
    (con una prova pratica sul campo)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *