Polo civico, appello per Massidda

L’ex senatore: invitato da molti sostenitori ma resto a guardare – Il cofondatore di FI sferza i partiti: basta con i vecchi riti, la gente vuole lavoro

Più che evocato, blandito. «Da gente a me sconosciuta, che incontro al bar, per strada. Anche ieri, in banca. Un tizio, sui cinquanta, affabile: se si candida a sindaco la voto». Piergiorgio Massidda, 59 anni, ex senatore (per due legislature) e deputato (tre) di Forza Italia sente avvicinarsi il profumo della sfida – garantito: la campagna elettorale lo è, per un politico – e scalpita. Con discrezione, stando (per ora) ai margini dei preliminari che offrono i primi sussulti: l’attesa circospetta del centrosinistra, l’ annuncio dei Riformatori («abbiamo sette liste e vogliamo le primarie»), il cantiere aperto da Forza Italia. Il cronoprogramma dei big azzurri (Ugo Cappellacci, Salvatore Cicu, Emilio Floris, Giuseppe Farris) presentato l’altra mattina: proposta delle primarie tra settembre e ottobre, regole scritte tra novembre e dicembre, voto a gennaio. Massidda confessa, c’è rimasto male: «Non mi hanno neppure invitato».
Alla forma tiene, l’ex senatore. «Sono tra i fondatori di Forza Italia». Un’era geologica, da allora: 1994. Nel frattempo, Camera e Senato a parte, il medico-imprenditore di Monserrato ha percorso in lungo e in largo le strade della politica: dal 1996 al 1999 è stato coordinatore provinciale di Cagliari e dal 2005 al 2008 coordinatore regionale del partito. «Aggiunga – e non è un dettaglio – che sono tra i pochi, in Italia, che ha saputo rinunciare al doppio incarico, dimettendosi». Dicembre 2011, dimissioni da senatore a causa dell’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di presidente dell’Autorità portuale di Cagliari, incarico lasciato dopo un anno e otto mesi. Attualmente è presidente di “Cagliari Free Zone”, società che gestisce la Zona Franca doganale del porto. Sarà per questi trascorsi che la sua ombra incombe sulla campagna elettorale per le amministrative 2016, di fatto già cominciata?
Alle amministrative 2010 per la carica di presidente della Provincia si era presentato con una propria lista civica, contrapposta a quella ufficiale del partito: lo votarono in 19.198 (9,01 per cento). «Il fatto è», spiega l’ex Autority, «che non vengo considerato, stando ai mancati inviti di Forza Italia, di cui – come tanti dirigenti azzurri – non ho tessera. Ricordo che qualcuno ha detto che se mi fossi candidato avrei spaccato il centrodestra».
Per questo aspetta. Non in panchina, ma fiutando l’aria, ringraziando chi – «giuro, succede ogni giorno» – lo invita a candidarsi. «Mi sollecitano a farlo ma io sento tutto questo come una grande responsabilità. Un fardello gravoso». Registra quanto accade, ascolta gli amici-elettori. «Tutti sentono un profondo e comprensibile disgusto per i rituali della vecchia politica che viene riproposta. Io con loro. Chi mi invoca non dice a quale schieramento appartiene – sebbene sappia che tra loro ci sono elettori di centrodestra e centrosinistra, grillini compresi – ma del resto come si fa oggi a identificare cosa sia il centrodestra e cosa sia il centrosinistra?». Deluso dai partiti: «Basta osservare quanto sta succedendo al sindaco di Monserrato, Argiolas, del Pd, abbandonato dai suoi, e le difficoltà del sindaco di Quartu, Delunas, che sta caratterizzando l’avvio della nuova consiliatura».
Se glielo chiedessero non parteciperebbe alle primarie del centrodestra. «Le primarie sono l’inizio del caos, Renzi lo sa bene. Chi vince deve poi scendere a patti con gli sconfitti, che reclamano un posto a tavola. In città dovrei partecipare a primarie proposte da chi non le ha mai volute? La confusione che regna è totale».
Aspetta un progetto «credibile e concreto capace di creare lavoro». Ribadisce: «Basta con i vecchi riti della politica, con concetti e messaggi logorati dal tempo. Non li capisco più e non li sopporto più. Chi mi sostiene sa che sono incorruttibile. Ho avuto tanto dalla politica in termini di soddisfazione personale, ma dopo tanti anni la famiglia mi reclama. Oggi vedo la politica diversamente rispetto al passato: se i partiti hanno avuto e hanno peso e importanza a livello regionale e nazionale, non così deve succedere in campo amministrativo, dove occorrono persone capaci, a prescindere dalla loro convinzione politica, determinate a occuparsi del bene comune e a creare quel che oggi più serve: lavoro per i giovani». Zona franca e occupazione, la sfida vera da vincere. «In questi anni mi sono occupato a lungo di rapporti internazionali legato al mio impegno al porto, ebbene posso assicurare che con la zona franca si potrebbero creare immediatamente centinaia di buste paga. Cosa si aspetta a crearla?». Ecco perché, sotto sotto, la tentazione della candidatura riesce a insinuarsi. Con un polo civico? «L’ho detto, per ora aspetto. Ascolto, valuto. Poi, chissà». Appunto.

Pietro Picciau

Un commento su “Polo civico, appello per Massidda

  1. Domenico 19 settembre 2015 alle 16:09 - Rispondi

    Vai PG sono con te, su tutti i fronti. Sei un Grande

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