Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale: come si crea un business…

di Alessandro Polese

La Pubblica Amministrazione si digitalizza, raduna i propri dati sparsi tra gli enti in un unico luogo fisico e blindato e li rende accessibili a pagamento per il tramite di operatori privati.

È questo uno degli scenari futuri previsto dall’Agenda Digitale Italiana, che nella propria ‘mission’ “rappresenta l’insieme di azioni e norme per lo sviluppo delle tecnologie, dell’innovazione e dell’economia digitale (cit.)” di stretta derivazione di quella europea.

In questo contesto nasce il progetto denominato SPID (Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale) che prevede la gestione dei servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni.

In altre parole, i cittadini e le imprese che intenderanno usufruire dei servizi di un ente pubblico che espone gli stessi in rete, dovranno accedere attraverso un sistema di credenziali gestito da alcune (le solite) società private accreditate.

In attuazione del progetto, con la Determinazione n° 44/2015, sono stati emanati i quattro regolamenti previsti dall’articolo 4, commi 2, 3 e 4, del DPCM 24 ottobre 2014. Il regolamento che norma le modalità di accreditamento delle società private entra in vigore il 15 settembre 2015, data a partire dalla quale le società private interessate e dotate di alcuni requisiti essenziali (capitale sociale di 5 milioni di euro) possono presentare domanda di accreditamento all’Agenzia per l’Italia Digitale.

Pare ci siano già quattro società che avrebbero chiesto all’Agenzia di diventare “Identity Provider”, ovvero coloro che dovranno fornire le credenziali di accesso a quanti intenderanno utilizzare i servizi online della pubblica amministrazione, ma anche quelli dei privati che aderiranno. Una volta perfezionato l’accreditamento di almeno uno dei candidati, il sistema potrà entrare in funzione.

L’identità digitale sarà di tre livelli, differenziati a seconda del grado di sicurezza delle credenziali. Nel primo livello, per l’accesso al sistema sarà sufficiente l’Id e la password; nel secondo livello la doppia password e nel terzo livello la password e una smart card. Quest’ultimo livello potrà essere richiesto, per esempio, per i servizi di pagamento. Dunque, se con un’identità di livello tre si potrà avere accesso a tutti i servizi di Spid, con le altre due ci saranno limitazioni.

In un intervista sul “ilSole24ore” (a cura di Antonello Cherchi), il direttore generale di Agid, Antonio Samaritani, spiega che “Quelle dei primi due livelli saranno gratuite almeno nelle versioni base, mentre la terza, essendo presente un supporto fisico, sarà a pagamento. I prezzi li deciderà il mercato, ma comunque si tratterà di pochi euro. Anche le identità dei primi due livelli potranno avere un costo, ma in quel caso sarà legato a servizi di valore aggiunto caricati dall’identity provider. Resta fermo che le versioni delle credenziali a pagamento saranno opzionali: il cittadino potrà sempre scegliere la versione base”.

Se da un lato, quindi, si apre un nuovo mercato, dall’altro si infonde una gran confusione nei cittadini che non vivono certo in sintonia con gli strumenti informatici. L’innovazione proficua è quella che non fa perdere tempo e risorse, in altre parole che non si vede ma che funziona. Privatizzare gli strumenti di accesso ai servizi della PA “espropriandoli” ai cittadini dovrebbe prevedere (almeno questo) una condivisione e diffusione maggiore delle conoscenze tecniche necessarie ad impiegarli.

Questo è solo un esempio che suggerisce un percorso di avvicinamento alle tecnologie costruito in primo luogo dai comuni. Corsi gratuiti, prove pratiche e seminari di divulgazione come strumenti di apprendimento finalizzati all’uso di queste tecnologie, aiutano a creare anticorpi nel tessuto sociale contro l’incapacità di usufruire di servizi essenziali dovuta ad un cambio di modalità di erogazione degli stessi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *