Zeddometro – Rilevatore di balle e promesse non mantenute

SCARICA DOCUMENTO: Delibera 37-2011 – Linee Programmatiche Sindaco Zedda

Bisogna riconoscerlo: ci vuole un certo impegno per riuscire a disattendere il novanta per cento delle promesse fatte pur avendo avuto a disposizione ben cinque anni. Eppure Massimo Zedda ci è riuscito.

Vabbé, si dirà, tutti i politici in campagna elettorale fanno promesse che poi non mantengono. Il problema è che Zedda quegli impegni li aveva presi (e scritti) nelle dichiarazioni programmatiche del 2011. Un documento ufficiale che è stato presentato e votato in Consiglio comunale. E lo immaginiamo, l’allora neosindaco, andare in aula con la sua aria di eterno spaesamento mentre pensa: tanto, tra cinque anni, chi se lo ricorda quello che racconto oggi?

Bé, noi ce lo siamo ricordato. Anzi, abbiamo fatto di meglio. Abbiamo creato lo “Zeddometro”, uno strumento che evidenzia in rosso gli impegni disattesi e in giallo quelli rispettati a metà: le dichiarazioni programmatiche del 2011 sono subito diventate, letteralmente, un bagno di sangue scarlatto intervallato da schizzi di giallo.

Occorre aggiungere che il resto di quanto è contenuto nel memorabile documento sembra spesso scritto dal conte Lello Mascetti (quello di “Amici miei”), vista l’abbondanza di frasi arzigogolate ed espressioni oscure. In alcuni casi ci siamo divertiti a evidenziarle in verde. Quasi tutto quello che non è in rosso o in giallo in realtà avrebbe dovuto essere trasformato in un prato. E proprio come i fiori in un prato primaverile, le false promesse inserite cinque anni fa nelle dichiarazioni programmatiche di Zedda sono talmente numerose che c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Abbiamo tralasciato solo la parte introduttiva del documento, fatta di dichiarazioni di principio che sembrano l’olimpiade della banalità, e ci siamo concentrati sui contenuti. O meglio, le promesse. Ecco qualche esempio di quello che ne è venuto fuori.

Partiva Zedda con l’analisi delle risorse, e subito assicurava che era “intendimento” della sua Amministrazione procedere “senza indugio” a una verifica della spesa corrente, avviando “con immediatezza una azione volta all’eliminazione delle molteplici spese superflue”; di più: sulle società partecipate, si sarebbe dovuta valutare “conti alla mano” la “sussistenza della loro ragion d’essere”. Della verifica senza indugio e della valutazione conti alla mano si sono quasi subito perse le tracce. Un buon inizio. Infatti, subito dopo Zedda rassicura tutti: “questa amministrazione intende adottare in tempi ragionevolmente brevi strumenti regolamentari e accorgimenti organizzativi tali da rendere più efficace la lotta all’evasione alla tasse comunali”. Non si sa quanto brevi dovessero essere i tempi per risultare ragionevoli. Fatto sta che a cinque anni di distanza il Comune non dispone ancora di banche dati verificate, né sa quanti crediti possa/debba ancora da riscuotere. Nel dubbio, si è però continuato a far crescere il fondo per i crediti inesigibili.

Tranquilli però: sarebbero state attivate forme di partenariato pubblico-privato per acquisire risorse finalizzate alla realizzazione di opere pubbliche (project financing, fund raising, Jessica, etc). Peccato che di fatto non sia stato stato avviato o programmato nessun significativo progetto in partenariato e che, dopo una serie di “tavoli tecnici”, sia stata bandita solamente una manifestazione di interesse per la gestione dei servizi della Cittadella dei Musei (di cui, dopo quattro anni, non si ha più notizia); il fondo Jessica non è stato utilizzato, né risulta essere stata effettuata alcuna promozione di fund-raising. Quanto alla stagione dei project financing di significativo valore, a Cagliari questa si è conclusa ai tempi dell’amministrazione Floris.

L’ineffabile neosindaco annunciava poi una Cagliari “efficiente e trasparente”. Per averla, si sarebbe promossa una “relazione di ascolto” tra amministratori e dipendenti, con la quale riconoscere il “valore del personale” e “rafforzare il senso di appartenenza all’amministrazione”. Seguiva un elenco di nobili intenti. Tutto ciò, per pervenire a “livelli ottimali di integrazione organizzativa”. Il fatto che attualmente il personale del Comune sia sul piede di guerra lascia intuire che qualcosa è andato storto. Colpa forse del fatto che i (pochi) risparmi siano stati fatti sulle spalle dei dipendenti e che non sia stata messa in atto alcuna politica di equità né di efficienza.

Meglio sorvolare anche sulla “corretta, costante, semplice e tempestiva comunicazione delle attività che impattano sulla vita quotidiana (cantieri, lavori in corso, traffico)” dei cittadini: sarebbe crudele e farebbe innervosire i tanti Cagliaritani che dall’oggi al domani si sono ritrovati imbottigliati nel traffico di una rotonda in costruzione o col cantiere sotto casa.

Parliamo di cose più importanti, la Cagliari da abitare e da vivere. E qui la priorità di Zedda era “procedere con la massima tempestività ad adeguare il PUC agli altri strumenti di pianificazione (PPR, Piano del Porto)”, “completare l’iter relativo al Piano Particolareggiato del Centro storico”, “contribuire alla definizione del piano per il Parco del Molentargius”, “definire ed approvare il Piano di utilizzo dei litorali” ed”elaborare il Piano del colore”. Il Piano di utilizzo dei litorali, in effetti, è stato fatto – anche se secondo molti, per come è stato concepito, forse sarebbe stato meglio farne a meno. Tanto più che è un piano di settore o di dettaglio che andrebbe inserito in una pianificazione comunale generale e quindi all’interno del Piano Urbanistico Comunale.

Quanto alle cose importanti, il Piano Urbanistico Comunale non è stato adeguato; il Piano Particolareggiato del Centro Storico è ancora in corso di approvazione (e resta vago riguardo le linee direttrici dello sviluppo e del recupero dei grandi fabbricati monumentali pubblici, dismessi o in dismissione); il Piano del Molentargius è sostanzialmente a zero (dato il passare del tempo si può affermare che siamo ad uno stadio più arretrato rispetto a cinque anni fa perché nel frattempo si sono anche perse delle occasioni di partenariato o di concessione delle saline ai privati); e non è stato elaborato alcun Piano del Colore (che, peraltro, risulta secondario rispetto ai piani di cui a tutt’oggi è necessaria l’elaborazione).

Ribadiamo: in cinque anni la Giunta Zedda non è riuscita a portare a compimento l’iter del PUC, il più importante atto di pianificazione del territorio, atto fondamentale per l’indicazione delle linee di sviluppo della città, né gli altri piani. Alla faccia della “tempestività”.

E sugli impegni relativi al “nuovo destino urbanistico per la linea di Sant’Avendrace, per l’inserimento del Campus e la realizzazione di interventi di Housing sociale”, il “riposizionamento del Parco ferroviario” e le “trasformazioni aree industriali e commerciali dismesse”? Come sopra: la linea viaria di Sant’Avendrace non ha visto l’avvio di alcun intervento di riqualificazione urbana, così come non vi è stato nessun intervento di housing sociale e nessun “riposizionamento” del Parco ferroviario. Quanto al cantiere per la costruzione del Campus in viale La Playa, è al palo, con il rischio di definanziamento incombente, e non è stata trasformata alcuna area industriale e commerciale dismessa.

Glissiamo sulla “Commissione per la qualità architettonica e per il paesaggio” (mai istituita) e sul fantomatico “Piano per l’abbattimento delle barriere architettoniche” (attualmente, per un disabile è difficile persino entrare dentro il Consiglio comunale di Cagliari!) e arriviamo agli straordinari interventi per contrastare lo spopolamento della Città e l’edilizia residenziale. Tranquilli, anche qui la musica è la stessa: promesse non mantenute e impegni disattesi. La migrazione dal capoluogo non è stata arrestata e non è avviato alcun serio intervento di riqualificazione che possa significativamente invertire il trend; non è stata reperita alcuna area per interventi di edilizia residenziale pubblica, e non si è neanche consentita la realizzazione del quartiere di Su Stangioni (su cui hanno interessi tante cooperative edilizie). Infine, non risulta avviato alcun lavoro di miglioramento o adeguamento allo standard abitativo popolare attuali ed europei, nonostante vi siano state diverse proteste dei cittadini inquilini.

Qualche problemino anche con i progetti di recupero degli immobili, dei quali è in corso il restauro del solo “Castello Sorcesco”.

Circa il piano generale pluriennale di riqualificazione delle periferie promesso da Zedda, dopo cinque anni di attesa l’unica cosa vera si è dimostrata essere l’aggettivo “pluriennale”. A meno che la paventata realizzazione di un paio di murales – che nessuno vuole perché fanno tanto Bronx – non sia da considerarsi “riqualificazione”. In verità, i professionisti tecnici avevano offerto la loro collaborazione per la predisposizione dei progetti del bando di riqualificazione delle Periferie degradate promosso dal Governo Renzi, ma non è seguita alcuna risposta in merito alla possibile collaborazione. Inoltre, dei quaranta milioni disponibili nei bilanci di Area per la riqualificazione degli stabili di Sant’Elia di recente è stata dichiarata la disponibilità di soli cinque. I cantieri non risultano essere stati avviati.

C’erano poi i temi della “Città sostenibile”. Con grande coerenza intellettuale, anche qui Zedda si dimostrava prodigo di impegni poi mai mantenuti. Diceva infatti che era in corso di avviamento la procedura per la trasformazione del servizio di raccolta rifiuti nel sistema “porta a porta”. Come noto, il servizio porta a porta non è stato avviato. Peggio: la gara è contestata ed è in corso un’indagine della Procura. Ciò ha comportato un danno enorme per la città in quanto sono aumentate le sanzioni previste per il non raggiungimento degli obiettivi imposti dalle norme nazionali e regionali. E alla fine il servizio appare più scadente perfino rispetto a quello fornito in precedenza. Un successone.

Del Piano della luce di cui Zedda parlava nel 2011 ad oggi, 2016 non si ha notizia (verrebbe da dire: non ha visto la luce), così come non se ne ha del telecontrollo o sulla “conferenza cittadina del verde pubblico” (nella quale si sarebbe portata “la cittadinanza a conoscenza di tutta una serie di problemi legati allo stato di salute o alle specifiche caratteristiche delle specie arboree presenti in città”. Imperdibile).

Ugualmente, la rete di rilevamento della qualità dell’aria non ha visto alcuno spostamento delle centraline.

Ma queste sono minuzie rispetto alla Cagliari che, assicurava Zedda, avrebbe “cambiato marcia”. E qui il neosindaco rifulgeva di promesse: “Farà parte del progetto la riqualificazione dei luoghi attraversati e la realizzazione del Centro Intermodale Naturale di piazza Matteotti”. Non si sa se parlando di “centro intermodale naturale” pensasse all’attuale dormitorio en plein air per immigrati. Comunque sia, è quella l’unica cosa che si possa vedere oggi in piazza Matteotti. Non si è vista in compenso l’“integrazione tariffaria” (di cosa poi? Boh); il car-sharing è stato fatto sì, ma dai privati; e i quattro nuovi mirabilanti percorsi pedonali verso i parchi, i colli, le zone umide e il lungomare non si sa bene dove siano. Sono invece cresciuti i percorsi ciclo-pedonali, quelli dove i ciclisti rischiano di prendersi le sportellate dalle auto in sosta o di investire i pedoni.

I parcheggi in struttura garantiti da Zedda in via San Paolo e al Molo Ichnusa ancora attendono nel mondo dei sogni, al pari dell’Istituzione di un Centro di Controllo Integrato di Mobilità dell’Area Vasta. Il bike sharing è stato incrementato, ma a causa dello stato in cui versano cicli e postazioni non appare un grande trionfo.

Arriviamo alle cose che toccano la sensibilità dei cittadini, la Cagliari sociale e solidale. E qui il nostro Massimo partiva con il processo di stesura del PLUS di Area Vasta (mai avviato), proseguiva con gli anziani che sarebbero tornati “a sentirsi una risorsa”, e finiva con il potenziamento dell’assistenza domiciliare e il rafforzamento dei centri di ascolto familiari. Cose su cui, ovviamente, non si ha notizia di particolari implementazioni nel quinquennio di giunta Zedda. Ma forse la chiave di tutto era nella soluzione che prospettava per le famiglie in condizione di disagio particolare: “forme di auto-aiuto”. Praticamente, arrangiatevi.

Un po’ come si sono dovute arrangiare le famiglie alle quali Zedda prometteva asili nido di quartiere e presidi sociali polifunzionali: su questo tema non è stato fatto proprio moltissimo. Anzi, le polemiche e le richieste portate avanti dai comitati di quartiere, le occupazioni e le recenti conferenze stampa dimostrano l’esatto contrario.

Desaparecidas pure la consulta delle associazioni e delle imprese sociali e quella degli immigrati (che si è riunita forse un paio di volte dal 2011).

E il programma “Zero Spreco” contro lo spreco alimentare? Ma davvero dobbiamo dirvelo?

Però Zedda pensava a tutti, e proclamava di voler attivare “progetti di inclusione per immigrati, con la comunità musulmana e le altre confessioni”, anche per la concessione di aree di culto. Per vedere come sia stata effettivamente gestita l’immigrazione, è sufficiente fare un giro nella già citata piazza Matteotti. Un Comune in più occasioni che si è dimostrato “distratto” anche nei rapporti con la della comunità Rom, la cui integrazione è a dir poco ancora problematica.

Non di solo pane vive l’uomo. Zedda lo sa, e per questo nella sua dichiarazione programmatica snocciolava i suoi impegni per la scuola, la cultura e l’arte: la creazione di un sistema Museale Archeologico e integrazione dei percorsi narrativi, che infatti non esistono; il recupero dell’Anfiteatro Romano (occorre spiegare come è andata? Diciamo solo che non esiste ancora nemmeno un progetto che faccia sperare nel ritorno di importanti manifestazioni culturali); l’apertura del Parco di Tuvixeddu. Di quest’ultimo, su 23 ettari è aperta solo una parte della necropoli residua vera e propria (circa due ettari), mentre è ancora in essere il contenzioso con un privato e non risulta avviato alcun tavolo di mediazione. Non si sa come andrà a finire, salvo che il privato ha ottenuto un indennizzo pari a circa 80 milioni di euro e sembra che intenda chiedere danni per ogni anno di chiusura del cantiere e di inadempienza contrattuale. Strepitoso.

Mancano i fondi? Zedda è uno che non si preoccupa: ad esempio, prospetta l’utilizzo di “strumenti di finanza innovativa”, con l’attrazione di capitali esterni per promuovere le iniziative culturali? Tant’è che, coerentemente, nessun strumento di finanza innovativa è stato attivato né si conoscono interventi significativi da parte di capitali privati.

Tra gli obiettivi c’era la “costituzione di un sistema bibliotecario integrato della città di Cagliari nel quale sarebbero rientrate anche la Mediateca del Mediterraneo, le biblioteche di quartiere, la Biblioteca Regionale, la Biblioteca Provinciale e il Centro Servizi Bibliotecari della Provincia”. Nessun problema: dopo cinque anni non esiste un sistema bibliotecario integrato della Città di Cagliari. Un po’ come il promesso ampliamento della Galleria Comunale d’Arte: nonostante fosse stato bandito un concorso di idee, se ne sono perse le tracce.

Nella vita bisogna essere ad ogni modo sportivi. Magari promettendo la valorizzazione degli spazi intorno allo stadio di Sant’Elia e progettando il futuro di questa struttura. Un futuro che evidentemente presupponeva di farla andare prima in rovina per meglio garantirne la “massima fruibilità per la cittadinanza anche come sede per ospitare grandi eventi di spettacolo”. Se ne sarebbe potuto parlare in particolare agli Stati Generali dello Sport, se solo fossero mai stati convocati.

L’antologia delle promesse fallite e degli impegni sparati a caso si concludeva infierendo sulla “Cagliari produttiva”, dove il buon Zedda tranquillizzava: “Non siamo per un’amministrazione punitiva, ma per un’amministrazione che consenta a tutti di operare nel rispetto delle normative e delle regole”. Buono a sapersi, perché poi non è successo granché sul piano del contrasto dell’abusivismo. Un esempio per tutti, la “disattenzione” con cui sono state trattate le bancarelle taroccate del Largo Carlo Felice, e altre situazioni in cui sostanzialmente si chiude un occhio, se non due.

Comparivano, nelle variegate promesse zeddiane, entità misteriose come la “film commission” che avrebbe dovuto contribuire alla realizzazione a Cagliari del “più importante cineporto”. Cosa fosse un “cineporto”, alcuni se lo chiedono ancora oggi. Fortunatamente non se ne è fatto nulla, come al solito.

Su cose un po’ più concrete, Zedda rassicurava circa la “volontà di predisporre degli Sportelli Unici Moderni”, con la massima priorità “all’informatizzazione di tutte le pratiche, ora cartacee, delle concessioni: una mappatura unica, aggiornata e storicizzata dell’uso del patrimonio disponibile, per una gestione trasparente, flessibile e accessibile dell’informazione”. A parte il SUAP, introdotto in precedenza, che lavora analogamente ad altri comuni della Sardegna, non risultano essere state introdotte innovazioni. Quanto allo Sportello Unico del Suolo Pubblico e alla redazione di un Testo Unico dell’occupazione del suolo pubblico di cui si declamava l’urgenza, allo stato esiste un Regolamento dell’occupazione del suolo pubblico ma non esiste una mappatura con criteri GIS, e tantomeno uno sportello specifico così come annunciato.

Così come non è stato predisposto (salvo che per il Mercato di via San Benedetto) alcun Piano di comunicazione dei mercati civici che sia “veicolo di promozione”. A meno che la recente distribuzione di gadget elettorali non ne sia una tardiva e discutibile espressione.

Come in tutti gli spettacoli degni di questo nome, anche le dichiarazioni programmatiche del 2011 hanno il loro gran finale. Ed è quello che si materializza quando Zedda parla di turismo. Tralasciamo cosette come la creazione del “brand” Destinazione Cagliari e la Cagliari Tourist Card (mai introdotta). L’apoteosi zeddiana arriva sul tema dei trasporti: “Le politiche di sviluppo non possono prescindere dalle attività dell’aeroporto. L’aeroporto di Cagliari-Elmas, secondo questa amministrazione, è nelle condizioni infrastrutturali e finanziarie per migliorare in modo significativo il trend di crescita”. Sì: a patto che ci sia un sindaco capace di farsi sentire quando scelte scellerate fanno fuggire dalla Sardegna i vettori low-cost che potrebbero portare migliaia di turisti.

Ci sarebbe ancora molto da raccontare su queste dichiarazioni programmatiche di Zedda versione 2011 e sulle promesse tradite. Ma il concetto dovrebbe essere ormai chiaro.

Gli americani, per definire l’affidabilità di qualcuno, chiedono: tu la compreresti una macchina usata da lui? Perché, si sa, quando qualcuno vuole vendervi un’auto vecchia dovete per forza fidarvi di quello che vi dice.

Ecco: a questo punto, voi la comprereste una macchina usata da Massimo Zedda?

Un commento su “Zeddometro – Rilevatore di balle e promesse non mantenute

  1. Mauro Natalino Bulla 24 maggio 2016 alle 15:45 - Rispondi

    I Progetti pilota di Housing sociale, sono stati un fallimento totale (scusate la rima). A sei anni dalla loro promozione (cfr. D.G.R. n. 26/38 del 6 luglio 2010) non si è mossa foglia o, meglio, si è mossa ma nel senso di marcia contrario. La Società di Gestione del Risparmio incaricata di realizzare il programma non ha ancora trovato aree sulla quali edificare o alloggi da recuperare. Il Comune di Cagliari non risulta che abbia formulato alcuna proposta in merito. Evidentemente l’Amministrazione comunale uscente ritiene che la cosiddetta “fascia grigia” e coloro che hanno diritto all’edilizia sociale possano ancora aspettare.

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