Cittadinanza identitaria. Sant’Efisio e un nuraghe

Un intellettuale cattolico, impegnato in questa campagna elettorale, nel corso di una piacevole chiacchierata mi ha fatto notare che Cagliari non è caratterizzata da una propria identità forte e riconoscibile. Se, per esempio, Siena è il Palio; Matera i Sassi; Venezia i canali; Roma il Colosseo; Londra il Big Ben e via dicendo, Cagliari cos’è?

Dall’esterno, dalla Sardegna, ma in definitiva anche tra noi stessi, come si identifica Cagliari?

Cagliari non è caratterizzata da un simbolo noto.

Paradossalmente, e ad essere onesti, Cagliari non è neanche identificata come capitale della Sardegna e, come tale, spesso non è riconosciuta dagli stessi Sardi.

Se tutto ciò è vero, che senso ha parlare di Cagliari Capitale del Mediterraneo? Dobbiamo prima preoccuparci di farla diventare, e percepire, come vera capitale dell’Isola.
Quale potrebbe essere il simbolo cagliaritano per antonomasia? Il Poetto? Lo sky line di Castello? Il Porto? La Madonna di Bonaria? Sant’Efisio? Oppure la Sardegna? Da ispiratore di Nurnet mi piace dire che ne guadagnerebbe dall’essere capitale di Atlantide, luogo antico delle diecimila torri, capitale del mito e dall’antica grandezza inaspettata.

La città avrebbe da guadagnare qualunque tra queste fosse la sua identificazione, figuriamoci se poi si riuscisse a promuoverle tutte con la stessa forza, nel senso della bellezza, del benessere, della cultura, se su questo si riuscisse a costruire un’economia e una cittadinanza attiva e orgogliosa di esserlo.

Purtroppo, invece, così non è per nessuno degli esempi portati.

La storia sarda non esiste, non è studiata né tramandata, e mai siamo stati capaci di farla emergere. È proprio vero: Cagliari è la capitale dei signorotti che vendevano la propria terra per sedersi alla mensa dei conquistatori di turno. (http://piergiorgiomassidda.it/aspettando-mariano-darborea/).

Se al tempo dei Giudicati erano i nobili di Castello, feudatari dei granai o delle peschiere, ad allearsi con gli spagnoli, è vero che ancora oggi si avverte l’esistenza di una borghesia piemontese, e poi romana, sempre preoccupata di piazzare i propri famigliari nelle imprese di turno, accettando tacitamente la vendita di un pezzo di dignità… e di identità.

Cagliari, come la Sardegna tutta, porta i segni di questa trascuratezza indolente.

La nostra impresa, il Polo Civico, la scommessa di tutti noi e di Piergiorgio, quindi, avrà un senso se riuscirà a costruire una classe dirigente cosciente di questo impegno e se riuscirà a trasmetterne l’importanza in tutti i quartieri della città e in ogni comune della Sardegna.

Antonello Gregorini – Polo Civico

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