Aspettando Mariano d’Arborea

Leggo, sul blog Sardegna e Libertà, il pregevole intervento a firma di Paolo Maninchedda intitolato “Noi e Mariano IV”. Centrale è il passaggio nel quale Maninchedda contrappone Mariano d’Arborea e la sua “idea di Sardegna che superava le circostanze” a quei “signori sardi” che non esitavano a “subordinarsi pur di mantenere un potere nato primario e originario e da loro trasformato in subordinato e feudale”. Definizioni perfette, che descrivono più il presente che il passato.

Non è difficile essere d’accordo con Maninchedda anche nel vedere nelle prossime elezioni amministrative una fase della costruzione della Nazione Sarda. Per questo occorre un soggetto politico identitario e sardista che abbia il coraggio di rompere con l’antica attitudine della classe dirigente sarda a tollerare – anzi, a desiderare – di essere sempre eterodiretta. Un soggetto che rifiuti esplicitamente la subordinazione alla partitocrazia e che chieda ai partiti, tutti, di mettere da parte i propri simboli per issare una sola bandiera: quella dell’interesse dei Sardi.

Il bello è che tale soggetto politico esiste già. È il polo civico di cui sono tra i promotori e che a Cagliari mi ha scelto come garante. Un progetto pragmatico, innovativo, che rifugge dalle polverose schematizzazioni di centrodestra e centrosinistra e che lavora per raccogliere le energie migliori al fine di costruire un’idea diversa di futuro. Un futuro dove le contrapposizioni ideologiche vengono lasciate ai demagoghi e agli incantatori di professione, e dove centrali sono invece i temi del lavoro, dello sviluppo e dell’identità sarda. Le cose che contano davvero, insomma: quelle di cui parla il nostro programma. Come a Nuoro, con l’attuale consiliatura, o in tanti centri della Sardegna dove crescono progetti simili.

A chi vuole venire con noi non chiediamo patenti né certificati di provenienza politica. È sufficiente dismettere qualsiasi casacca di partito (nazionale), impegnandosi ad avere come unici referenti e padroni i cittadini sardi. Ci interessano le persone capaci, entusiaste, quelle che hanno appunto un’idea di Sardegna “che supera le circostanze”. Per iniziare un percorso comune in cui anche il Mariano IV di Maninchedda possa ritrovarsi, per evitare di disperdere le energie e lavorare insieme per la Sardegna.

2 commenti su “Aspettando Mariano d’Arborea

  1. Stefano Spina 27 Febbraio 2016 alle 19:43 - Rispondi

    Si deve essere tutti convinti che l’unica cosa che conta è il bene della Sardegna.
    Bisogna avere il coraggio di dire che noi Sardi siamo i principali colpevoli della situazione in cui si trova la nostra terra.
    Penso che sia venuto il momento di dire alla gente che la svolta possa avvenire solo con il duro lavoro di ognuno di noi considerando tutto ciò che succede fuori dalla nostra isola come preziosa fonte da cui apprendere.
    Non dobbiamo mentalmente attenderci più niente dall’esterno dell’isola se non che i non sardi vengano a trovarci come turisti o che siano unicamente acquirenti dei prodotti che dobbiamo, prima fare, e poi vendere.
    Lei che mi sembra una persona concreta avrà il compito morale e dovrà mostrare l’onesta intellettuale di dire ai Cagliaritani che il tempo delle attese e del piangersi addosso è proprio finito.
    In altri termini si dovrà impegnare nel bandire dalla città di Cagliari la parola Purtroppo…
    Le auguro, dal cuore, buon lavoro!

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