Benvenuti nel mio nuovo blog

Cagliari è la mia città. Una città bellissima, dalle potenzialità incredibili, ma che negli ultimi anni è stata incapace di guidare la propria rinascita e quella di tutta l’isola.

Eppure le potenzialità sono davvero tante.

Ha un porto che abbiamo iniziato a valorizzare qualche anno fa e che può ancora crescere tantissimo, creando opportunità e nuovi posti di lavoro. Dovrà assecondare la sua naturale vocazione, diventando finalmente una città turistica, centro naturale di un sistema che corre da Villasimius a Pula fino a tutta l’area vasta. Ha un primato nelle tecnologie iniziato più di 20 anni fa e che oggi rivive nelle start up e nell’iniziativa di tanti giovani cagliaritani. Ha una risorsa ambientale da far invidia al mondo con le sue spiagge e le zone umide. Ha imprenditori e commercianti intelligenti, ha giovani capaci e carichi di voglia di fare. Ha uomini e donne che aspettano di scrivere e condividere una visione e un progetto per darle un futuro diverso.

Da oltre un anno sto raccogliendo le idee e i contributi di chi ha avuto voglia e piacere di confrontarsi con me. A tutti ho chiesto cosa sono disponibili a fare per Cagliari, quale futuro immaginano per sé stessi e per la città. Questo blog raccoglierà e presenterà queste idee. Molte sono già nell’aria, altre vi stupiranno. Tutte, vedrete, racconteranno il futuro che i cagliaritani desiderano per la propria città.

Non so se mi candiderò, ma so di sicuro che mi muoverò per contribuire a creare un nuovo progetto di sviluppo, perché amo la mia città.

Aiutatemi a ragionare con la testa libera da logiche di partito, schieramento, casta. Proviamo a ritrovarci sulle cose da fare. In questo blog non chiediamoci cosa farà Piergiorgio, ma creiamo uno spazio aperto di discussione. A me non importa se siete stati “di sinistra”, “di destra”, “5stelle” o “indipendentisti”… a me importa che in questo blog siate semplicemente “di Cagliari”.

Ed ora mettiamoci a lavoro.

@pgmassidda

Teatro Lirico, è il momento di scelte coraggiose

Il ‪#‎TeatroLirico‬ di ‪#‎Cagliari‬ è una delle risorse fondamentali per il rilancio della città soprattutto in chiave turistica e di attrattiva culturale. Leggo che la Fondazione è nuovamente senza guida e che si vocifera di un suo commissariamento. Credo invece che sia il momento di scelte coraggiose che prevedano di affidare il teatro a professionisti di sicura affidabilità, lasciando da parte giochi politici e lottizzazioni per mettere al centro esclusivamente l’interesse collettivo. Non vorrei più vedere il teatro della mia città chiuso durante il periodo estivo e considerato come “cattivo pagatore” dai grandi artisti internazionali. Non vorrei più veder sminuiti i grandi professionisti che ci lavorano. Rischiamo di diventare la città dei commissari. Occorre un rilancio: si lasci spazio a chi è in grado di farlo, senza buttare tutto a mare con un commissariamento che porterebbe danno a tutta la città.

UNIONE SARDA: Zona franca, il piano lumaca

Ben 14 anni per l’ok a Cagliari Free zone: ora servono i soldi

Il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri è del 2001 e prevedeva di avviare la zona franca del porto canale in una manciata di mesi. Il provvedimento però non aveva considerato i tempi della politica sarda: così dopo quattordici anni ecco che la Regione approva il “piano operativo” (partorito nel 2013, 12 anni dopo le previsioni) della Cagliari Free zone, società che dovrà gestire il punto franco, sei ettari alle spalle dello scalo industriale di Macchiareddu. Il decreto del 2001 assegnava «sessanta giorni di tempo» per questo passaggio, ma in realtà è servito un anno e mezzo.
I PASSI Tutto pronto? Quasi. Ora bisogna realizzare quelle (poche) cose che chiede l’Europa: recintare l’area di sei ettari a ridosso del porto, creare due ingressi, un impianto di videosorveglianza, gli uffici per la vigilanza e per i dipendenti. «Potremmo iniziare in poche settimane, la recinzione si può fare in tempi stretti e al posto degli edifici possiamo cominciare con container o tensostrutture, come ha fatto Luna Rossa sul molo Rinascita», dice Piergiorgio Massidda, presidente di Cagliari Free zone, società che dovrà gestire il primo punto franco dell’Isola. Ma la partenza sprint non ci sarà: bisogna prima recuperare i soldi per i lavori e poi serve la volontà politica di fare in fretta. Al momento i primi non ci sono, mentre la seconda si sta facendo timidamente largo tra gli amministratori. L’indicazione è quella di esportare la zona franca doganale del capoluogo agli altri cinque punti previsti: «È un modello che vorremmo estendere a Olbia, Porto Torres, Oristano, Arbatax e Portovesme», spiega l’assessore all’Industria Maria Grazia Piras.
LE ALLEANZE Al momento, l’unico decreto istitutivo della presidenza del consiglio riguarda Cagliari. La Free zone è per il 50 per cento del Cacip e per l’altra metà dell’Autorità portuale. In cassa ci sono circa 80 mila euro, mentre per realizzare il “piano operativo” serve almeno un milione di euro. Dove trovare il denaro? La Regione a fine gennaio ha inviato ai due soci una «manifestazione di interesse» firmata dall’assessore alla Programmazione Raffaele Paci, per entrare nella «compagine sociale». Come? Attraverso la Sfirs, braccio finanziario di Viale Trento. L’Autorità portuale ha già ufficializzato la volontà di disfarsi delle proprie quote (deve farlo: è l’indicazione del Ministero) e uscirà di scena. Quando? Al momento sul ponte di comando c’è il commissario straordinario Vincenzo Di Marco, che quasi certamente lascerà la decisione a chi arriverà dopo di lui. La nomina potrebbe arrivare tra settembre e ottobre, ma non c’è nulla di sicuro. A questo punto la Regione, diventata socia della Cagliari Free zone, potrebbe finanziare le opere che servono ad attuare il piano operativo.
I PRIVATI Altrimenti c’è la strada dei privati: «Tantissimi grandi investitori farebbero a gara per entrare nella società», spiega Massidda. L’ultima assemblea della “Cfz”, di cui fanno parte anche il segretario generale dell’autorità portuale Roberto Farci, il presidente del Cacip Salvatore Mattana e l’ex direttore generale del consorzio Oscar Serci, ha preso atto «con soddisfazione» della delibera della Regione ma ha pure segnalato che il documento non è ancora stato notificato alla società e all’agenzia delle Dogane. «In questa operazione devono essere coinvolti capitali privati. Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta: Dubai, Cina, Usa. La zona franca è un attrattore di investimenti unico», spiega Massidda. «Google vorrebbe realizzare un campus per studiare e sviluppare i droni, poi ci sono l’Hapag Lloyd, le case automobilistiche come Honda e Toyota: tutti stanno guardando quello che succede qui».

Michele Ruffi

Questa politica dei trasporti è una truffa

I biglietti aerei per la tratta Cagliari-Milano questa settimana supereranno i 400 euro… Questi prezzi sono folli! Da Milano con Emirates Airline aggiungendo 50 euro a quella tariffa si arriva a Dubai e con 100 euro a Bangkok. Così non si può fare turismo in Sardegna.
Questa politica dei trasporti è una truffa.

Possibile che i professori della Giunta Regionale non lo capiscano?

Polo civico, appello per Massidda

L’ex senatore: invitato da molti sostenitori ma resto a guardare – Il cofondatore di FI sferza i partiti: basta con i vecchi riti, la gente vuole lavoro

Più che evocato, blandito. «Da gente a me sconosciuta, che incontro al bar, per strada. Anche ieri, in banca. Un tizio, sui cinquanta, affabile: se si candida a sindaco la voto». Piergiorgio Massidda, 59 anni, ex senatore (per due legislature) e deputato (tre) di Forza Italia sente avvicinarsi il profumo della sfida – garantito: la campagna elettorale lo è, per un politico – e scalpita. Con discrezione, stando (per ora) ai margini dei preliminari che offrono i primi sussulti: l’attesa circospetta del centrosinistra, l’ annuncio dei Riformatori («abbiamo sette liste e vogliamo le primarie»), il cantiere aperto da Forza Italia. Il cronoprogramma dei big azzurri (Ugo Cappellacci, Salvatore Cicu, Emilio Floris, Giuseppe Farris) presentato l’altra mattina: proposta delle primarie tra settembre e ottobre, regole scritte tra novembre e dicembre, voto a gennaio. Massidda confessa, c’è rimasto male: «Non mi hanno neppure invitato».
Alla forma tiene, l’ex senatore. «Sono tra i fondatori di Forza Italia». Un’era geologica, da allora: 1994. Nel frattempo, Camera e Senato a parte, il medico-imprenditore di Monserrato ha percorso in lungo e in largo le strade della politica: dal 1996 al 1999 è stato coordinatore provinciale di Cagliari e dal 2005 al 2008 coordinatore regionale del partito. «Aggiunga – e non è un dettaglio – che sono tra i pochi, in Italia, che ha saputo rinunciare al doppio incarico, dimettendosi». Dicembre 2011, dimissioni da senatore a causa dell’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di presidente dell’Autorità portuale di Cagliari, incarico lasciato dopo un anno e otto mesi. Attualmente è presidente di “Cagliari Free Zone”, società che gestisce la Zona Franca doganale del porto. Sarà per questi trascorsi che la sua ombra incombe sulla campagna elettorale per le amministrative 2016, di fatto già cominciata?
Alle amministrative 2010 per la carica di presidente della Provincia si era presentato con una propria lista civica, contrapposta a quella ufficiale del partito: lo votarono in 19.198 (9,01 per cento). «Il fatto è», spiega l’ex Autority, «che non vengo considerato, stando ai mancati inviti di Forza Italia, di cui – come tanti dirigenti azzurri – non ho tessera. Ricordo che qualcuno ha detto che se mi fossi candidato avrei spaccato il centrodestra».
Per questo aspetta. Non in panchina, ma fiutando l’aria, ringraziando chi – «giuro, succede ogni giorno» – lo invita a candidarsi. «Mi sollecitano a farlo ma io sento tutto questo come una grande responsabilità. Un fardello gravoso». Registra quanto accade, ascolta gli amici-elettori. «Tutti sentono un profondo e comprensibile disgusto per i rituali della vecchia politica che viene riproposta. Io con loro. Chi mi invoca non dice a quale schieramento appartiene – sebbene sappia che tra loro ci sono elettori di centrodestra e centrosinistra, grillini compresi – ma del resto come si fa oggi a identificare cosa sia il centrodestra e cosa sia il centrosinistra?». Deluso dai partiti: «Basta osservare quanto sta succedendo al sindaco di Monserrato, Argiolas, del Pd, abbandonato dai suoi, e le difficoltà del sindaco di Quartu, Delunas, che sta caratterizzando l’avvio della nuova consiliatura».
Se glielo chiedessero non parteciperebbe alle primarie del centrodestra. «Le primarie sono l’inizio del caos, Renzi lo sa bene. Chi vince deve poi scendere a patti con gli sconfitti, che reclamano un posto a tavola. In città dovrei partecipare a primarie proposte da chi non le ha mai volute? La confusione che regna è totale».
Aspetta un progetto «credibile e concreto capace di creare lavoro». Ribadisce: «Basta con i vecchi riti della politica, con concetti e messaggi logorati dal tempo. Non li capisco più e non li sopporto più. Chi mi sostiene sa che sono incorruttibile. Ho avuto tanto dalla politica in termini di soddisfazione personale, ma dopo tanti anni la famiglia mi reclama. Oggi vedo la politica diversamente rispetto al passato: se i partiti hanno avuto e hanno peso e importanza a livello regionale e nazionale, non così deve succedere in campo amministrativo, dove occorrono persone capaci, a prescindere dalla loro convinzione politica, determinate a occuparsi del bene comune e a creare quel che oggi più serve: lavoro per i giovani». Zona franca e occupazione, la sfida vera da vincere. «In questi anni mi sono occupato a lungo di rapporti internazionali legato al mio impegno al porto, ebbene posso assicurare che con la zona franca si potrebbero creare immediatamente centinaia di buste paga. Cosa si aspetta a crearla?». Ecco perché, sotto sotto, la tentazione della candidatura riesce a insinuarsi. Con un polo civico? «L’ho detto, per ora aspetto. Ascolto, valuto. Poi, chissà». Appunto.

Pietro Picciau

Il Lirico di Cagliari.

Sono oramai 5 anni che il Lirico di Cagliari, nel bene o nel male, versa in condizioni che ci preoccupano e che preoccupano anche gli organi di controllo come il MIBACT e altri.

L’enorme patrimonio di professionalità artistica e tecnica presente all’interno della Fondazione, è messo a rischio ogni anno di più per l’alternarsi troppo frequente di governance dagli indirizzi differenti e recentemente anche per uno spaventoso calo di qualità della programmazione sia sinfonica che operistica. Abbiamo appena assistito ad una Aida dove il tenore nemmeno conosceva le parole del quarto atto, dove altri cantanti parevano poco in forma (non so il perché) e abbiamo avuto una stagione sinfonica fatta di pochissimi spettatori in sala, di programmi arraffazzonati (violiniste “sui generis”, musica napoletana sciuè-sciuè e due concerti per pianoforte la stessa sera, per esempio).

Abbiamo avuto la sfortuna della conclusione negativa della grande opportunità di Luna Rossa, abbiamo perso il Jazz Expo che da Cagliari se n’è andato a Riola Sardo, il Festarch l’abbiamo venduto a Perugia, il festival Leggendo Metropolitano pare che l’anno prossimo non si terrà a Cagliari, e vogliamo anche perdere il Teatro Lirico? Unica Fondazione Lirico Sinfonica presente nella nostra regione, una delle 14 eccellenze nazionali nel settore della Lirica, da sempre grandissimo attrattore turistico, dobbiamo rischiare di ridimensionarla o di ridurla a teatrino di provincia?

Occorre un gesto di responsabilità. I disastri si commettono quando gli amministratori e i politici pensano di essere dei tecnici e il caso del Lirico è emblematico. Si lasci spazio, e in fretta, a persone competenti che magari esistono nel nostro territorio, si attraggano finanziamenti e interventi di gestione strutturati lasciando spazio a chi il teatro lo conosce e che sa come funziona.

Il Lirico di Cagliari è ancora in piedi solo perché ha i suoi lavoratori che più di una volta l’hanno salvato. Occorre la responsabilità finale di cambiare definitivamente pagina. Che la politica faccia un passo indietro dal Lirico e lasci fare a chi lo sa fare, a chi ha a cuore le sorti del teatro.

Luna Rossa, il sogno è realtà

Via all’operazione che durerà almeno due anni per la nuova sfida all’America’s Cup

È arrivata al Porto canale la barca del team Prada

Con due giorni di ritardo (per il maltempo) è arrivato il cargo con Luna Rossa e tutta l’attrezzatura necessaria per costruire la base cagliaritana. Comincia la sfida alla nuova America’s Cup.

Dopo due mesi, le voci di banchina e trattative sotterranee e pubbliche diventano realtà. Alle 16.33 di ieri, il catamarano AC72 Luna Rossa ha toccato il suolo cagliaritano. Insieme all’ala rigida, ai gommoni, a tutta l’attrezzatura che, dall’arrivederci a San Francisco lo scorso settembre, ha viaggiato tra gli oceani. E che, con gli allenamenti del team italiano di Coppa America, aprirà un nuovo, inaspettato corso nella storia della città, dove lo sport è solo il prologo di un percorso fatto di visibilità e ricadute economiche immediate e a lungo termine.L’ARRIVO Il cargo Seaspan Ningbo, atteso da due giorni in città ma ritardato dal maltempo che l’ha costretto a uno scalo a Valencia, entra placido nel porto cittadino intorno a mezzogiorno. Nero, nerissimo, stracolmo di container multicolore che celano un carico ancora più prezioso: l’avveniristica barca che la scorsa estate ha condotto il sindacato italiano alla finale della Louis Vuitton Cup (preludio alla 34a Coppa America), persa contro Emirates Team New Zealand, a sua volta sconfitta nei final match dal defender Oracle Team USA. Trainato da due rimorchiatori, alle 12.20 il gigante ha ormeggiato all’inglese al limite del Porto Canale, subito raggiunto da uno stuolo di portuali a piedi e su carrelli elevatori, riparato da una muraglia di gru mobili e travel lift. Con il naso all’insù, alcuni membri del team giunti in città sabato, gli ufficiali addetti ai controlli e alle formalità doganali, l’ex presidente dell’Authority Piergiorgio Massidda. Per tutti gli altri, come previsto, l’ingresso è off limits. Con una buona dose di pazienza, anche al di là della cancellata, a trecento metri dall’attracco, il primo spettacolo della Luna può avere inizio. LO SBARCO L’inizio dell’operazione è quasi immediato. Ma solo alle 15 suonate un raggio di sole svela un riflesso metallico, insolito nella catasta di container anonimi arancio e verdone. Sono gli scafi e il trampolino dell’AC72, splendente nel grigio perla a bande rosse griffate, malgrado il sale accumulato negli ultimi due mesi di navigazione sul cargo. Ancora un’ora di attesa e, scaricati i quaranta cassoni schierati intorno come protezione nella zona centrale della nave, tocca a lui. La prima gru con braccio mobile viene bocciata. Il doppio scafo è troppo pesante, troppo delicato per correre il minimo rischio. Interviene un mezzo più robusto, sempre con braccio: cinquemilanovecento tonnellate salgono piano verso il cielo e vengono adagiate in banchina. Dove, finito il minuto di apnea, si riprende a respirare. Tutto è filato liscio, il catamarano troneggia in banchina. Viene rinfrescato con un lavaggio leggero, tra oggi e domani sarà oggetto di un intervento di manutenzione più accurato. LA STIVA Lo stupore e la sosta intorno al 72 piedi non dura molto. Il cargo deve ripartire subito, lo scarico deve procedere in fretta e a pieno ritmo. Alcuni container del team, bianchi e rossi, vengono portati via: saranno reimbarcati su un altro mezzo, destinazione Livorno e da lì il quartier generale stanziale del sindacato, a Grosseto. Si procede allo svuotamento della stiva, dove cinque container aperti custodiscono pezzo per pezzo i quaranta metri di ala rigida, capolavoro di tecnologia e seconda novità dell’ultima edizione di Coppa. Seguono i gommoni (il più grosso misura quattordici metri di lunghezza) e tutta l’attrezzatura che, nelle prossime settimane, darà vita alla base cagliaritana di Luna Rossa. E all’inizio di un sogno.

Clara Mulas

Risolta la vertenza Grendi

Si è svolta stamattina la prima riunione del nuovo Comitato Portuale riunitosi nel Terminal Multifunzionale del Molo Ichnusa che ne diventerà, su proposta del Presidente Massidda, la sede ufficiale. Il comitato ha votato all’unanimità l’accordo proposto dal presidente che risolve il contenzioso col Gruppo Grendi. Per Massidda “grazie al lavoro straordinario della struttura dell’Autorità Portuale, l’avvocatura dello stato e la volontà del Comitato Portuale siamo riusciti a risolvere in due mesi un contenzioso che durava da due anni e che rischiava di mettere a repentaglio circa 200 posti di lavoro tra diretti e indiretti e poteva creare un danno a tutta l’attività del porto canale. Questa — prosegue Massidda — in un momento di grave crisi economica e occupazionale è una bella notizia per il porto e per tutta la città”. Il comitato portuale ha inoltre deciso di discutere il nuovo regolamento per le concessioni demaniali marittime entro la fine di febbraio, per Massidda “il rinnovo del regolamento è un’iniziativa propedeutica al vero e definitivo rilancio del porto. Stiamo creando le condizioni perché finalmente tutta l’area diventi il traino per lo sviluppo dell’intera area vasta di Cagliari e la creazione di centinaia di nuovi posti di lavoro”.

Autorità Portuale Cagliari: Massidda, Deiana è fuori rotta

“Mi dispiace che il professor Deiana, esperto di navigazione, questa volta sia fuori rotta. La gestione di un porto è un’attività molto più complessa dove si incontrano non solo le conoscenze giuridiche della materia ma anche capacità imprenditoriali ed esperienza politica. Non me ne voglia l’amico Deiana ma le indicazioni avute dal territorio, il voto quasi unanime bipartisan nei due rami del parlamento, oltre che naturalmente l’indicazione del Ministro dei Trasporti e del Presidente della Regione Sardegna avrebbero dovuto rasserenarlo e farlo dirigere verso altri porti.

Ricordo con rispetto e con piacere che lo stesso prof. Paolo Fadda, presidente uscente, alla fine della sua esperienza ha riconosciuto con molta correttezza la necessità di una guida più “politica” nella gestione dell’Autorità Portuale considerando limitativa la solo competenza tecnica, di cui era sicuramente dotato essendo docente di Economia dei Trasporti, nella gestione di una macchina così complessa”.

Salviamo la possibilità di riscattare gli anni di università e del servizio militare

“Considero iniqua la proposta del Governo di escludere il riscatto degli anni di studio e di servizio militare dal calcolo per la pensione. Negli ultimi anni il governo e l’Inps si sono spesi in una massiccia campagna pro-riscatto, per convincere i giovani a riscattare subito il periodo di laurea al fine di avere una pensione migliore. L’iniziativa è stata supportata dalla decisione di agevolare fiscalmente il riscatto, che infatti è pagabile a rate in 10 anni e deducibile dall’imponibile. L’operazione è stata fatta per vincere ogni diffidenza nei confronti del riscatto; ora questa fiducia, che a fatica si stava cercando di costruire, improvvisamente rischia di essere tradita da un annuncio che ha gettato nel panico tantissimi lavoratori, alcuni dei quali, come i medici riescono, con le norme attuali, a riscattare anche 12 anni, sommando il corso di laurea e quello di specializzazione. È giusto ridurre la spesa pubblica ma non cambiando le regole del gioco a partita ormai iniziata”.